POLVERE
Anselmo si incammina verso casa, fra le mani l’urna cineraria di Rodolfo, il suo caro amico, anziano e solo al mondo. Aveva provveduto lui al funerale, nessuno si era fatto avanti. Avrebbe tenuto il suo amico sempre con sè, fino alla fine dei suoi giorni; forse non mancava molto, aveva solo cinque anni meno di lui.
Apre la porta di casa e si dirige subito in camera da letto, il posto migliore per sistemare l’urna è il comò, con sotto un bel centrino di pizzo, accanto, un vasetto di fiori finti.
-Ecco amico mio – mormora – qui nessuno ti disturberà. Sai, mi manchi tanto, con chi farò le mie chiacchierate? Ricordi quando ci chiedevamo chi siamo? Dove andiamo? E altre banalità del genere; alla fine scoppiavamo a ridere senza trovare le risposte.

Dopo una frugale cena Anselmo accende la tv, non c’è niente che gli interessi, è troppo triste.
Meglio andarsene a letto e leggere qualche paginetta del libro che tiene sul comodino.
Infila il pigiama, inforca gli occhiali e inizia a leggere.

Un rumore lo fa sobbalzare, col cuore in gola si guarda intorno, con raccapriccio vede l’urna cineraria di Rodolfo in mille pezzi sul pavimento; le sue ceneri, sparse ovunque, hanno ricoperto ogni cosa di uno spesso strato di polvere.
“Oh Dio! Ma com’è possibile? – grida incredulo e spaventato.
Il comò, il centrino, i fiori, tutto è impolverato. Cerca febbrilmente una spiegazione a tutto ciò ma non ne trova nessuna. Improvvisamente un leggero fruscio gli fa accapponare la pelle, immobile nel letto come paralizzato vede la polvere sollevarsi e formare come un mulinello, più su, sempre più su, fino a formare una sagoma umana ondeggiante.
“Aiuto” – geme, mentre il cuore batte all’impazzata.

“Anselmo”. Una voce cavernosa proviene dalla sagoma.
“Che succede… Aiuto! Sto impazzendo forse?”
“Anselmo sono io, Rodolfo”.
“Cosa? No no, via! Vai via demonio!”
“Amico mio, scusami se ti ho fatto spaventare, ho chiesto il permesso di salutarti”.
Anselmo si fa coraggio e guarda meglio; i lineamenti non si vedono ma la struttura della sagoma polverosa è proprio di Rodolfo.
“Sei proprio tu?”
“Sì, non ho molto tempo sai, voglio ringraziarti per aver pensato al mio funerale e…”
“No no, non importa – lo interrompe Anselmo – l’ho fatto per amicizia. Piuttosto dimmi, com’è “di là?” Sei in Paradiso? In Purgatorio? C’è l’Inferno? E’ vero che si incontrano i parenti e gli amici morti? E’ vero che…
“Ma insomma Anselmo! Non ho visto ancora niente, sono appena morto che diamine! Sempre col vizio di fare domande, domande, domande! Non posso risponderti amico, sono polvere, solamente polvere. Devo andare ora. Spero che ci rivedremo un giorno”.

Come dopo una lunga apnea Anselmo riprende rumorosamente fiato, la sagoma non c’è più, l’urna è tornata al suo posto sul comò, tutto è pulito e in ordine.
Ma che diavolo è successo? – pensa tutto confuso.
Raccoglie gli occhiali, il libro che stava leggendo è sulle gambe con la copertina in bella vista:
“CHIEDI ALLA POLVERE”