Manuale-di-stile_al_21_agennaio_2021
Il laboratorio di scrittura creativa di Writer Monkey è l’inizio di un percorso di conoscenza, di amicizia, di progettazione editoriale.

Insieme poi realizziamo delle opere, che si sviluppano al di fuori del sito, in luoghi privati e accessibili ai soli partecipanti delle opere che andremo a realizzare.
Collaboriamo per realizzare raccolte di poesie, di racconti, romanzi, libri di fiabe.

Il compito dei nostri editor è molto facilitato se, al di là del word processor utilizzato, tutti gli scrittori partecipanti già si attengono ad alcune regole di formattazione e lessico stabilite nel Manuale di stile di Writer Monkey, che qui vi presentiamo. Invitiamo anzi i partecipanti a segnalarci possibili migliorie o inesattezze.

 

Manuale di stile

 

Formattazione
A rigore la formattazione non fa parte del manuale di stile, ma è caldamente consigliata almeno per i racconti destinati alla pubblicazione:
  • Font: Garamond
  • Dimensione 12 punti
  • Interlinea: multipla 1,1
  • Allineamento testo: giustificato
 
  • Sinistra
  • Centrale
  • Destra
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Abbreviazioni
Le abbreviazioni vanno usate il meno possibile e sono da abolire per titoli accademici od onorifici, a meno che non risultino significative nel contesto. Esempi: avvocato (non: avv.); l’articolo 3 della legge (non: l’art. 3). Si fa eccezione nel caso di citazioni testuali o riproduzioni integrali di testo di legge o simili.
– Le sigle si scrivono come i nomi propri, con l’iniziale maiuscola e il resto delle lettere minuscole e non separate dal punto. Esempi: Nato, Onu. – Fatta eccezione per le pochissime sigle da tutti conosciute, è bene spiegare il significato delle altre la prima volta che ricorrono nel testo. – Se la sigla sostituisce il relativo aggettivo va minuscola. Esempi: il parlamentare ppi, il congresso pds. – Quando si utilizzano singole lettere puntate, tra di esse non va messo alcuno spazio (es: a.C., d.C, J.F. Kennedy.). – Nelle abbreviazioni relative alle misure non va mai messo il punto finale e devono essere inserite dopo la misura (10 km, 20 kg). – I nomi dei punti cardinali si abbreviano soltanto se sono indicate le coordinate esatte (45° latitudine S; a est del sole nascente). – Eccetera si abbrevia come ecc. e non è preceduto da virgola. In genere è opportuno non eccedere con le abbreviazioni
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Accento
Le vocali a, i, o, u vogliono sempre l’accento grave (à), (ì), (ò), (ù) a fine parola.
  • La vocale «e» vuole l’accento grave (è) nei seguenti casi: — come voce del verbo essere — nei nomi di origine straniera (tè, caffè, canapè, narghilè ecc.) — nei nomi propri: Noè, Mosè, Giosuè ecc. — nei seguenti termini: cioè, ahimè, ohimè, piè.
  • La vocale «e» vuole l’accento acuto (é) nei seguenti casi: — nelle voci verbali tronche del passato remoto: poté ecc. — nei composti di che: perché, poiché, affinché, benché ecc. — nei composti di tre: ventitré ecc. — nei composti di re: viceré ecc. — nei monosillabi: sé (pronome), né, ché, ecc. — nella parola mercé.
  • I monosillabi non vogliono accento, tranne i seguenti: — ché (congiunzione causale o finale) — dà (indicativo presente del verbo dare). — dì (come giorno o imperativo del verbo dire) — è — là — lì — né — sé (pronome) — sì
  • Gli accenti tonici che cadono nel corpo della parola non vanno, di norma, segnati, a meno che non servano a una migliore comprensione del testo. Esempi: condòmini (le persone), condomìni (gli edifici); subito / subìto; principi / princìpi; ancora / àncora ecc.
  • Nelle parole straniere si rispettano gli accenti originari (nella lingua spagnola l’accento è sempre acuto: adiolé, autodafé ecc.)
  • I monosillabi prendono l’accento quando entrano a far parte di una parola composta: gialloblù, autogrù, Oltrepò ecc.
  • «Po’» (per poco) si scrive con l’apostrofo e non con l’accento perché si tratta di una parola tronca. La stessa regola vale per modo (mo’), casa (ca’), dei (de’), nonché per gli imperativi sta’, fa’, va’, di’, e da’. Fa eccezione «piè» (piede).
  • «Qual è» e «tal è» vanno sempre senza apostrofo.
La E maiuscola accentata non va mai con l’apostrofo (quindi È e non E’).
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Apostrofo
· Nelle parole con l’apostrofo non devono esserci spazi tra apostrofo e parola. · L’apostrofo viene usato in caso di elisione, ma non vanno mai elisi gli articoli plurali <gli> e <le> (si scrive gli indiani, non gl’indiani) e in genere si evita l’elisione dinanzi a vocale uguale (questa automobile, non quest’automobile). · L’apostrofo si utilizza: o nelle parole tronche (be’, mo’, po’) ma non nel troncamento (qual è, non qual è) o in alcuni imperativi (di’, da’, fa’, sta’, va’, ecc.)
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Ausiliari
I verbi transitivi vogliono l’ausiliare avere all’attivo; quelli passivi, riflessivi e, di regola, intransitivi vogliono l’ausiliare essere. Preferiscono essere i verbi impersonali che indicano fenomeni atmosferici (è piovuto, era nevicato).
I verbi “servili” (potere e dovere) prendono l’ausiliare del verbo che servono;: con i verbi intransitivi prendono quindi l’ausiliare essere: «Io non sono potuto venire», «Tu sei dovuto partire».
Assolvere è transitivo: assolvere un dovere, non a un dovere. Tuttavia se ha significato di “portare a compimento” o “adempiere” sono ammesse entrambe le forme. Esempio: assolvere gli (o agli) obblighi di leva.
Sfilare è transitivo se deriva da filo (sfilare una collana), è intransitivo se deriva da fila (sfilata militare). Nel primo caso, ausiliare avere (egli ha sfilato un bracciale), nel secondo caso, essere (i bersaglieri sono sfilati).
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Avverbi
affatto – Significa del tutto, per intero, in assoluto. Quindi non può avere valore negativo (in questo caso si deve dire nient’affatto). Lo stesso vale per assolutamente. Insieme – Per indicare compagnia di persona: insieme con. In senso di contemporaneità: assieme a (comprare buste assieme a francobolli, ma meglio buste e francobolli). Vicino – Come avverbio vuole la a (vicino a Milano); lo stesso vale per davanti, dietro. Sotto, sopra, oltre e lungo non vogliono la preposizione a (esempi: sotto il ponte, oltre la strada).
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Corsivo
Si utilizza il corsivo per: – i termini stranieri che non rientrano nell’uso comune italiano (quelli di uso comune vanno in tondo e sono invariabili: film, toilette, sport, week-end ecc.). – i titoli di opere dell’ingegno (romanzi, poesie, composizioni musicali, film, opere, dipinti, sculture…); quando questi contengono a loro volta un titolo, quest’ultimo sarà tra virgolette alte: Studio per “Grandi bagnanti”. I testi religiosi antichi e le fiabe restano in tondo: la Bibbia, i Vangeli, il Talmud, il Libro dei morti, il Corano, Cappuccetto Rosso, Biancaneve e i sette nani ecc. • i nomi propri di navi, aeroplani, dirigibili (non i nomi commerciali: Zeppelin, ma: Hin- denburg; il Boeing 747, il Caravelle. Ma: Spirit of Saint Louis). • i nomi latini delle classificazioni zoologica e botanica (il primo termine sempre maiuscolo, il secondo minuscolo: Homo sapiens, Ficus benjamina, Corax imperialis). – i nomi di ristoranti, teatri, vini, istituzioni ecc. vanno in tondo; i nomi di giornali e riviste vanno in tondo fra virgolette inglesi (si raccomanda la grafia corretta: il “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “The Burlington Magazine”).
Per evidenziare termini o concetti nel testo non si fa ricorso al corsivo bensì alle virgolette alte.
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Derivati
Aereo, nei composti diventa aero (quindi aeronautica, aeroporto). Alcool (o alcol), invariato al plurale; con una sola o nei derivati (alcolico, alcolismo). Deputata, come forma sostantivata del participio passato del verbo deputare, può essere usata invece di deputatessa. Esempio: la deputata Bindi (meglio, però: l’onorevole Bindi). Presidente, forma sostantivata del participio presente di presiedere, mantiene il maschile anche se riferito a donna. Idem per ministro e architetto. Esempi: il presidente (e non la presidentessa) della Camera; il ministro Livia Turco. Alla stessa stregua: avvocato e non avvocatessa; vigile e non vigilessa; giudice e non giudichessa. Famigliare, come sostantivo, familiare come aggettivo. Obiettare, obiettivo, obiezione, una sola b. Qualcosa concorda al maschile: qualcosa è avvenuto, un qualcosa. San B… San P…: nei derivati la n diventa m. Esempi: sambenedettese, sampietrino. Sopra, sovra, intra: per i composti di questi avverbi c’è il raddoppio solo se la seconda parola comincia per consonante (soprattutto, sopralluogo, soprattassa, sopravvissuto. Ma: sopravanzare, intravedere, sopraelevare). Tram: nei derivati la m diventa n. Quindi tranvia, tranviere, autoferrotranviario.
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Dialoghi
È introdotto dai caporali e non dagli apici. Comincia sempre con la maiuscola quando segue i due punti ed è preceduto dai caporali. Esempio: Castelli: «Cerchiamo di attenerci a questo manuale.»
Comincia con la minuscola quando il virgolettato rientra nel discorso. Esempio: Una tesi «che non sta in piedi», come polemicamente sostenuto Lorenza Moz.
Oppure quando non ci sono i caporali dopo i due punti. Esempio: Fabi: siamo seri, per favore.
Nota bene: l’interiezione all’interno di un discorso diretto (— dice Tizio —) va usata dopo le prime parole e non alla fine del periodo. Esempio: «Esposti — afferma Zamboni — è un birichino.»
BATTUTA SEMPLICE «A_____.» «Mi rattrista abbandonare casa». «A____!» «Piantala!». «A_____?» «Quando avrei detto questo?» BATTUTA SEMPLICE RETTA ESTERNAMENTE «A_____» _____. «Non farmi la predica» disse lui. «A_____?» _____. «Dove vai?» gli chiese. TESTO+DUE PUNTI E APERTE LE VIRGOLETTE A____: «A____.» Frodo aveva detto: «Ho bisogno di partire al più presto.» A____: «A___?» Nestore rispose: «Dove si trova il mio compagno?». BATTUTA COMPOSTA «A_____» _____ «a_____…». «Non sopporto questa feste» disse Jack sbuffando «credo che me ne andrò presto…». «A_____» _____ «a_____.» «Finiscila» urlò Luigi «mi hai veramente srancato…» Nei casi di dialogo nel dialogo si utilizzano le virgolette alte o italiane (“ ”): «Ho sempre un pensiero in mente “Voglio che mio figlio sia felice”, ma non riesco a dirgli “Devi lasciar perdere quella ragazza”. » Il pensiero del personaggio viene di solito reso con il corsivo senza virgolette: «Okay» disse lui, restando in disparte. È quella stessa che non mi aveva guardato, pensò. E non mi guarda neanche adesso. Sì, adesso mi guarda. Poi si avvicinò.
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Forme improprie
Non si scrive «ambienti qualificati fanno sapere», ma «in ambienti qualificati si fa sapere».
L’occhio del ciclone è la regione centrale dell’anello dell’uragano dove la pioggia cessa e il vento è moderato. Dire che una persona è nell’occhio del ciclone significa, quindi, che si trova in una posizione relativamente tranquilla. Basta dire, dunque: una persona è nei guai, in difficoltà, al centro di uno scandalo ecc.
Al limite: espressione abusata, presa dal linguaggio matematico. Meglio: «al massimo», «come minimo» o più semplicemente «tutt’al più», «quanto meno».
Si scrive componente della commissione, perché dicendo componente la commissione sembrerebbe che ce ne sia uno solo.
Comminare vuol dire «minacciare», non «infliggere». La legge commina una pena che è inflitta (non comminata) dal giudice.
De non esiste come preposizione. Quindi non si può dire: de «Il Sole-24 Ore», de «I Promessi sposi», ma del Sole-24 Ore, dei Promessi sposi (senza caporali). Per analogia: nel anziché ne il (es.: nel Sole-24 Ore) e al anziché a il (es.: al Sole-24 Ore).
«Secondo noi, secondo l’oratore» ecc. Ma non: «Secondo i casi». In tale espressione si dice: «A seconda dei casi, a seconda delle circostanze».
Gas liquefatto (e non liquido, visto che è gas).
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Futuro
Va utilizzato sempre quando un’azione è proiettata nel tempo. Esempio: A fine mese scadrà… (e non, a fine mese scade…)
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Luoghi comuni da evitare
Spesso si utilizzano frasi che esprimono due volte lo stesso significato. Oppure si usano due parole quando ne basta una (in questo caso ci troviamo di fronte alle cosiddette tautologie)
Qualche esempio: «A norma delle leggi vigenti» (ovvio che le leggi sono quelle vigenti). «All’alba di ieri mattina» (ovvio che l’alba di ieri era di mattina). E ancora: destini futuri; pugno chiuso; entro e non oltre; concludere infine; proseguire poi; uscire fuori; requisiti richiesti; trovati reperti archeologici; protagonista principale; in estrema sintesi; previsioni future; unici esempi (si dice i soli esempi) Malgrado significa a dispetto di. Quindi «mio malgrado», ma non «malgrado la nuova legge».
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Maiuscola o minuscola
L’iniziale maiuscola si usa:
· dopo il punto interrogativo ed esclamativo; dopo i tre puntini di sospensione se hanno valore di punto fermo; · per la prima parola tra virgolette francesi (« ») introdotte dai due punti; · nelle parole Bibbia, Corano, Vangelo, Antico, Vecchio e Nuovo Testamento; · nei nomi propri di persona e di cosa; · per i soprannomi e gli appellativi di personaggi reali (Alessandro Magno, Riccardo Cuor di Leone) o di personaggi di finzione all’interno del testo (il Grande Vecchio); · nelle espressioni antonomastiche (la Pulzella d’Orléans, la Grande Guerra); · per le ere preistoriche e geologiche (Neolitico, Pleistocene); · per avvenimenti storici o epoche di particolare importanza (il Medioevo, la Resistenza), ma l’aggettivo che eventualmente accompagna la prima parola va minuscolo (la Rivoluzione industriale); · per i nomi di popoli antichi (i Greci, i Fenici); · per i nomi di origine religiosa (Gesù, Allah, Buddha, Visnu, Dio); · per le festività religiose e civili (Natale, Primo maggio); · con gli aggettivi sostantivati che indicano zone geografiche (il Pavese, il Varesotto); · per i termini di origine psicologica (Io, Es, Sé, Super-io); · per i nomi usati in contesto astronomico (Luna, Terra, Sole) ma non se usati in un contesto generale (la luna stanotte brilla nel buio); · per i primi termini della classificazione botanica e zoologica (Homo erectus, Matricaria Chamomilla); · per i termini geografici composti da sostantivo e aggettivo, scrivendo maiuscolo solo il sostantivo se l’aggettivo segue (America latina), entrambi se l’aggettivo precede (Medio Oriente); · per i punti cardinali che stanno a indicare la regione geografica (il Nord, l’Oriente, la Corea del Sud, il polo Nord) mentre quando vengono usati in modo generico vanno minuscoli (a nord di Bologna, proviene da oriente).
​L’iniziale minuscola si usa:
· per i nomi dei mesi e dei giorni della settimana; · per i termini stradali come via, piazza, viale e simili e i corrispondenti francesi rue, place, ecc. (per quelli inglesi e tedeschi si usa la maiuscola Avenue, Street, se vengono dopo il nome: Madison Avenue); · per le cariche amministrative, religiose, militari e i corpi militari (re, principe, papa, generale, fanteria, aereonautica); · per i termini san, santo, santa quando accompagnano il nome della persona; in maiuscolo quando indicano il nome di un edificio, di una città ecc. (San Francisco, San Petronio, San Siro); · per i movimenti politici, religiosi e filosofici (leninismo, islamismo, epicureismo); · per le parole di “cortesia” come signore, signora, don, dottore, professore, ecc.; · per i nomi mitologici diventati termine di uso comune (musa, centauro, sirena).
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Numeri
· I numeri cardinali (uno, due, tre) si scrivono in lettere salvo quando la parola diventerebbe troppo lunga o nel caso di date, riferimenti a numeri di pagina, numeri civici, quando seguono un sostantivo (l’appartamento 6), nei riferimenti orari precisi (alle 16.25, però si scrive alle quattro e trenta). Da diecimila in su le cifre si separano con un punto (11.276). · I numeri ordinali (primo, secondo, terzo) si scrivono in lettere. · I numeri romani (I, II, III, IV) si usano per i sovrani, i papi, i secoli e nelle indicazioni bibliografiche.
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Parole straniere
· Le parole straniere vanno sempre scritte al singolare anche quando le si usa al plurale (gli hobby e non gli hobbies, i fan e non i fans). · I nomi geografici stranieri che hanno forma italianizzata vanno in questa forma (Dublino, Tamigi, Urali).
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Plurale
dei nomi terminanti in -cia, -gia, -logo I nomi terminanti in –cia e -gia con la i muta formano il plurale in ce e ge se la c e la g sono precedute da consonante (province, mance, denunce, guance, strisce, angosce ecc.), in cie e gie se c e g sono precedute da una vocale (valigie, ciliegie, acacie, camicie ecc.). I nomi terminanti in -logo al plurale terminano in -logi (psicologi, sociologi, astrologi, archeologi ecc.) se si riferiscono a persone; in –ghi se si riferiscono a cose (cataloghi, monologhi, dialoghi, prologhi). Alcuni nomi terminanti in –co e in –go possono avere un doppio plurale. Esempi: manico (manici, ma anche manichi), chirurgo (chirurghi, ma anche chirurgi)
dei nomi irregolari Arbitrio: plurale con due i (arbitrii). Inoltre: odio – odii; olio – olii; presidio – presidii; principio – principii. Ma: notaio – notai; esempio – esempi. Assise: è sempre plurale. L’articolo le non si elide: quindi non si può scrivere l’assise, dell’assise, all’assise ecc.; ma le assise, delle assise, alle assise ecc. Carcere: maschile al singolare, femminile al plurale: il carcere, le carceri. Fila: le file. Mentre le fila (come i fili) è plurale di filo. Marrone: gli aggettivi che indicano colori derivanti da sostantivi (marrone, pisello rosa, viola, arancio ecc.) sono invariabili al plurale: scarpe marrone, calze arancio o arancione.
dei nomi composti – Il plurale dei nomi composti con capo- se si riferiscono a persona che predomina o che presiede a un lavoro, si forma modificando la desinenza della parola –capo e lasciando invariata l’altra (capibanda, capiclasse, capiredattore, capiufficio). Ma con alcune eccezioni: capocomici, capocontabili, capocuochi (o capicuochi), capomastri (o capimastri). Se la parola capo indica posizione di preminenza o di inizio di qualcosa, il plurale si forma modificando soltanto la desinenza della seconda parola (capodanni, capogiri, capolavori, capostipiti, capoversi). Per caposaldo e capoluogo sono accettate entrambe le forme: quindi caposaldi o capisaldi, capoluoghi o capiluoghi. Se il composto è di genere femminile, e la parola capo si riferisce a una donna, che è a capo di qualcosa, il plurale non cambia (le capofamiglia, le caposala, le caposquadra, le capoturno, le capoufficio). Fanno eccezione le… caporedattrici, le capocroniste e le capocuoche. – I nomi composti con la parola alto- e basso- ammettono due forme di plurale. Esempi: gli altoforni o gli altiforni; gli altopiani o gli altipiani; i bassofindi o i bassifondi. La stessa possibilità è prevista anche per le altre parole comuni. Esempi: il camposanto, pl. i camposanti o i campisanti; il pellerossa, pl. i pellirosse o i pellirossa; il pescecane, pl. i pescecani o i pescicani; la roccaforte, pl. le roccaforti o le roccheforti; il pomodoro, pl. i pomodori, ma anche i pomidoro o i pomidori.
dei nomi stranieri
– I nomi comuni entrati nell’uso italiano non mutano al plurale: gli sport, gli stock, i referendum, tre cow-boy, i manager, i bar, 20 peseta… – Se invece non si tratta di nomi comuni, si seguono le regole della grafia originale, ma vanno riportati tra virgolette (vedi anche sotto “Corsivo”). Nota bene: i nomi stranieri che sono entrati nell’italiano solo nella forma plurale restano invariabili al plurale. Esempi: I peones di Montecitorio, i compradores della vecchia Cina, i conquistadores del Perù, gli ulema d’Egitto. La parola latina curriculum al plurale, peraltro poco usata, diventa curricula.
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Punteggiatura
Lo spazio si mette solo dopo il segno di interpunzione, mai prima. Nel caso di due segni di interpunzione successivi, non va messo lo spazio (nel 1100 a.C., quando il regno). Il punto non va mai usato nei simboli, e precisamente: – nella chimica: ZN (zinco), H2O (acqua); – nelle sigle delle province: Mi (Milano), Na (Napoli); – nei simboli che indicano le grandezze fisiche: m (metro), l (litro), km (kilometro). – Il punto va messo dopo la parentesi e dopo le virgolette di chiusura.
– I tre puntini (…) si usano per segnalare una sospensione della frase e vanno usati con parsimonia. Se sono all’inizio della frase, vanno separati con uno spazio dalla parola che segue. Se sono alla fine sono attaccati alla parola che precede e staccati dall’eventuale parola che segue. Se coincidono con la fine della frase non va aggiunto il punto fermo. · L’iniziale è sempre maiuscola quando la frase riprende.
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Spazi
Non inserire alcuno spazio: – all’inizio dei paragrafi; – tra un segno di punteggiatura (. , : ; ! ?) e la parola che lo precede; – tra l’apertura della parentesi e la parola che segue e tra la chiusura di una parentesi e la parola che precede; – tra l’apertura di vorgolette e la parola che segue e tra la chiusura delle virgolette e la parola che precede; – dopo l’apostrofo; – fra le lettere delle sigle (vedi anche sotto «Firme e sigle»).
Inserire un solo spazio: – dopo ogni segno di punteggiatura; – tra l’apertura di una parentesi e la parola precedente e tra la chiusura di una parentesi e la parola che segue; – tra l’apertura delle virgolette e la parola precedente e fra la chiusura delle virgolette e la parola che segue; – subito prima e subito dopo i trattini usati nelle frasi incidentali; – fra il punto di pag. e il numero della pagina (Esempio: a pag. 3; alle pagg. 20 e 21).
La e commerciale (&) va preceduta e seguita da uno spazio bianco.
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Trattino
· I trattini si possono usare per precedere e concludere un inciso e vanno distanziati con uno spazio (il sole – che trapelava dalle persiane – era caldissimo). · Non si mettono gli spazi prima e dopo del trattino nei seguenti casi: – per unire due termini correlati (part-time; dizionario Tedesco-Spagnolo); – tra due cifre (biennio 2014-2015). · Non si usa il trattino con i prefissi ex, anti, capo, contro, filo, vice, ma si scrivono le parole unite (vicedirettore, filosovietico, controriforma).
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Virgolette
Le virgolette, in italiano sono di due tipi: virgolette alte (“ ”) adesso dette inglesi, in realtà dette italiane, e virgolette basse(« ») dette francesi o anche sergenti o caporali, denominazione dovuta all’evidente richiamo ai gradi militari. A queste vanno aggiunti gli apici (‘ ’), detti anche virgolette semplici.
Le virgolette alte si usano limitatamente ai seguenti casi: – Quando si riportano parole straniere o dialettali non entrate nell’uso corrente. Esempio: Nelle elezioni americane il sistema “gerrymander”. – Per riportare un discorso diretto all’interno di un altro discorso diretto. Esempio: Diceva: «Lui allora mi domandò “Dove sei stato?” e io…» – Per i titoli di giornale e riviste. Si usano poi con moderazione quando si vuol dare particolare enfasi a una parola o mettere in rilievo che viene usata con un senso diverso da quello usuale. Esempio: Maldini è partito in “contropiede”; il Fisco ha chiesto “solo” 200 lire.
Le virgolette basse si usano per il discorso diretto e quando si riportano frasi e parole testuali. Esempi: «Questa legge va cambiata», ha detto il ministro. Secondo il ministro «questa legge va cambiata» «Da cambiare», ha detto il ministro, c’è «questa legge». Nota Bene: se due o più capoversi risultano virgolettati consecutivamente, le virgolette non si chiudono alla fine del periodo che va a capo, ma in ogni caso si devono riaprire all’inizio del successivo. Esempio: «Me la sono sempre presa perché i colleghi non rispettavano questo manualetto. Ma forse non ne valeva la pena. «D’ora in poi vedrò quindi di bere una camomilla per non arrabbiarmi più di tanto. Anche se non posso garantire a priori l’effetto calmante»
Gli apici si trovano quasi esclusivamente in linguistica, per riportare il significato di vocaboli stranieri o dialettali. ________________________________________________________________
Caratteri ASCII più comuni
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FONTI: Manuale di stile Apogeo Manuale di stile booktribù The Interpreters’ Newsletter – RITT per le tesi SSLMIT Manuale di stile Sigmastudio Manuale di stile Il Sole 24 ore (Ordine dei giornalisti lombardo) Oppo.it Tabella caratteri ASCII