La Strega Zucca era in ritardo; le sue colleghe erano già partite senza aspettarla:
«Che stronze», borbottò contrariata.
Si aggiustò il cappello nero che le era andato di traverso, lisciò i lunghi capelli argentei, accelerò, fece un’impennata con la sua scopa magica e sterzò bruscamente a sinistra.
La manovra non le era mai riuscita troppo bene, era stata bocciata ben due volte all’esame per il brevetto di volo proprio in quella manovra maledetta e precipitò.
Cercò di agguantare la bacchetta stregata ma, decisamente, non era la sua serata fortunata; le scivolò di mano e la vide sparire nel buio della notte perdendola di vista.
Avrebbe potuto urlare aiuto ma le sembrò sconveniente e cadde rumorosamente sull’unico albero di un grazioso giardino spaventando un gatto luna che scappò soffiando e arruffando il pelo.
Ammaccata e contusa ma, soprattutto avvilita, esclamò:
«Accidentaccio!»
«Proprio sopra un gatto nero dovevo finire!»
«Una serata davvero sfortunata, degna di una strega», commentò seccata, massaggiandosi un fianco dolorante.
Mentre pensava con disappunto di aver mancato l’appuntamento annuale del famoso Raduno delle Streghe, una porta si aprì all’improvviso e una vocina allegra e stupita, lacerò il silenzio cupo di quella notte stregata:
«Nonna, nonna, vieni a vedere, in giardino c’è una strega vera!».
«Dolcetto o scherzetto!».
«Una strega vera?», gongolò Zucca inorgoglita. Si avvicinò al bambino, gli fece un ghigno (i sorrisi non erano la sua specialità) e prese, commossa (non era da lei tanta sdolcinata debolezza), una caramella che le veniva offerta, fasciata nella carta rosso argento.

30/10/2018