Sally non ama più andare in spiaggia. Un tempo sì. Non più.
Non ama più andare da quando non possiede più quel corpo sodo e fresco da sfoggiare, da quando il sole di giorno la rende gonfia e arrossata, e la Luna di cui era vestale, durante le sere di un’estate dal sapore incompleto, semplicemente la ignora. I primi tempi si affannava in qualche bislacco tentativo di correggere, camuffare, avvolgere i fianchi sfacciatamente imperfetti in due metri di pareo che la faceva sudare.
Lo sa cosa pensa oggi la signora Linda quando la guarda. Non le sembra possibile che sia proprio lei, proprio Sally, quella che tutti si giravano a guardare, soprattutto quando la sua chioma selvaggia era bagnata e si allungava come biscie nere e lucide sulla schiena concava.
Non oggi, che la sua ombra robusta si dipana sulla sabbia fino a liberarsi in una roba secca e arruffata che se tutto va bene le rende il sembiante di Diego Armando quando mette il gel. E la schiena di Sally, quella schiena che pochi lustri prima si ergeva fin troppo eretta in una spontanea posa innaturale da Dea in terra, quella non sembra più la stessa schiena, perché è sempre convessa, all’altezza delle spalle. Articolazioni ripiegate su se stesse per dare luogo alla ricerca: di una merendina, di un secchiello, una paletta, acqua in bottigliette da mezzo litro, crema solare, occhiali da sole, costumi di ricambio, dopopuntura, maschera, boccaio, braccioli, ciambella, il kit di sopravvivenza, quello di primo soccorso, il kindle che Sally potrebbe benissimo evitare di portarsi dietro, che tanto la rende protagonista di uno strano loop inconcludente: ripone, estrae, ripone…
Non sopporta più il sole. Quello forse non lo sopportava neanche prima, ma era diverso quando passava il tempo in acqua, o a giocare a racchettoni acrobatici, o a beach volley. Del sole non se ne accorgeva Sally, mentre tutti si accorgevano di lei. Non più. Non più… Guarda la signora Linda che la osserva e quando finalmente è chiaro che la riconosce, può leggerne come su pagine fin troppo aperte la lama irriverente dei pensieri “Oddio come è cambiata – si dirà – non sembra lei”.
Poi finalmente Sally rientra a casa dopo il mare, e la casa è fresca per fortuna, mentre Sally é sudata, e affannata cerca un bicchiere d’acqua fresca vicino a sua madre in parannanza, che continua a friggere la cena per tutta la famiglia, e poi ridendo le chiede se è stata davvero al mare, tanto la sua faccia è bianca.
“Eppure sei scura di carnagione, dovresti diventare nera, no?”
Le fa la collega quando finite le vacanze torna in ufficio.
“No, sono scura fuori, ma sono slava dentro. Vorrei vivere sui fiordi norvegesi, non sopporto il caldo, non sopporto sudare, e soprattutto non sopporto la ressa.”
La ressa. Questo in realtà, senza girarci troppo intorno, è sempre stato il suo vero problema. Rinuncerebbe a tutto per evitarla. Rinunciava anche prima. Anche quando era una dea. Non andava alle feste, o ai laghi, ai castelli romani, alle manifestazioni, alle mostre d’arte più interessanti, e ai concerti… rinunciava persino a quelli… Ma oggi, oggi soprattutto è la spiaggia che evita.
Ogni tanto le vengono i sensi di colpa: “ma come, non la porti a vedere i fuochi d’artificio? Ma non fare l’asociale, porta tua figlia al mare!” Lo sa che così non va bene, vivere come lei ad un quarto d’ora dal mare, e non andare mai con la sua bambina a respirare le onde. E allora qualche volta si fa anche convincere… Solo che quel quarto d’ora vale solo d’inverno. D’estate è un’ora. E aggiungici pure la ricerca del parcheggio, la bambina che si spiazientisce, che ha sete e poi fame, e poi caldo, e quello stabilimento che pare di essere polli in batteria.
“Mai più” dice a suo marito ogni volta, mai più!
Ma stavolta lui la tira a sè.
“Cosa c’è?” gli fa.
“Tu cosa c’è, mi sembri strana. Mi sembri giù.”
E lui ha paura delle donne quando hanno quella espressione indefinita, quando sua moglie si sente in bilico, ogni volta, il suo mondo si stravolge, ma ormai sì, qualcosa ha imparato. Sa che è inutile mettersi controcorrente, che è molto meglio salire a bordo e laciarsi trasportare.
Ci ha messo anche troppo a capirlo, ma quello è l’unico sistema possibile.
“Ti ho fatto un regalo, lo trovi sul letto”
“Un regalo? Perché?”
“Così.”
La forma è inconfondibile. E Sally trattiene il respiro. E mentre scarta e imbraccia il suo dono nuovo guarda fuori dalla finestra aperta, e si fa avvolgere da un respiro di vento che smuove le tende arancioni, e allora ne segue la danza con le dita, che inizia a muovere in un arpeggio sempre migliore. Finché lo vede chiaramente che la Luna di ignorarla non ha più alcuna intenzione.
“Mamma, mi insegni? Mamma come suoni bene! Sembri una rockstar!!”
“Oh, ma la mamma lo è, lo è senz’altro! Ed io sono il suo più grande fan. Lo sono sempre stato…”
“Certo, certo che ti insegno amore”.