Autore: Ilaria Agostini

Venezia

Basta un treno per tornare indietro nel tempo. Si ferma sul mare e ti restano solo i piedi per raggiungere la tua meta in città. O al limite imbarcazioni che ancora si chiamano vaporetto. Ci sono finestre, tante, e porte, in legno, spesso rovinate più dall’acqua che dalle mani. Ci sono panni stesi sopra i canali. Ci sono magazzini annacquati sotto le case, eppure sono pieni lo stesso, si vede. Qualcosa a tenuta stagna, immagino. Ci sono frigoriferi, casse di vino, sacchi di farina caricati sulle barche. Ci sono cucine fumanti, odori che sembrano uguali ad una volta. Polpette di verdura, spezie, vini, pesce, il fegato che a me non piace, ma che mi rallegra sentire che qui è ancora un piatto forte. Ci sono angoli meno gettonati che lasciano comunque senza fiato, che se solo si trovassero in qualsiasi altro angolo del mondo sarebbero la meta più ambita e invece qui al massimo sono di passaggio. La musica arriva spesso, dalle case, dai ristoranti sui canali, dai negozi, dalle barche. Non ci sono i rumori delle auto, ma ce ne sono altri che si sentono di più. Vengono dall’acqua o dall’eco di una consegna in qualche canale non troppo lontano. Se fa molto caldo non è difficile trovare un lato del canale all’ombra, ma le sedie non sono tante, perché lo spazio qui è centellinato, tanto che potrebbero...

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Sottopelle

Ancora il Tirreno, ancora tramonti a rinvangare ricordi di estati sottopelle, involucro ambrato di volti mai del tutto dispersi. Che ne sarà di loro? Meglio non sapere. Meglio tenerli lì, sorridenti davanti ad un falò a fare inutili strategie di conquista: perché, si sa, il gioco era fatto dai primi timidi istanti. Sguardi, visioni, accenni di sorrisi che lasciavano confusi, emozionati come solo le prime volte. Rari gli abili stravolgimenti a quell’età, in cui si è ancora privi di storia e di vissuto da spendere, compensati dall’ingenuità e la meraviglia di freschi incarnati, e soprattutto dall’abilità di lasciarla esplodere...

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Me chiameno La Lory

Me chiameno La Lory. Ma anche La madre de Centocelle. Anche se forse, pe’ nun sbajà, fare bero mejo a di’ “de Rebbibbia”, ormai. Tanto qua ce resto ancora ‘n po’, o no? Comunque già ho detto tutto ar collega tuo, l’artro strizzacervelli… Che poi voi “dottori der cervello” c’avete n’ossessione co ‘ste domande che io nun capisco mai ‘ndo vojono anna’ a para’. Che te devo di’? ‘gni vorta che me chiedono der mi’ colore preferito, pe’ fatte n’esempio, ‘o devo ammette’, io penso subito ar rosso. Bello er rosso. Intenso. Ma nun è come de sicuro pensi...

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Medusa

Eccote qua, ma che me voi ammmazza’? Senza manco sapé quarcosa de me ortre quello che t’ha raccontato que’a stronza de Atena? Sei venuto qua a famme ‘a pelle, n’é vero? Voi ‘a testa mia. Ok, ce sta’… ce sta’: te ‘a chiesto ‘na dea, io so’ ‘n mostro, pietrifico ‘a gente – che sia pe’ leggittima difesa poco ‘mporta a quanto pare. Ma prima… Prima che me fai fori da ‘sto monno de lupi – eh sì, perché a ‘sto giro vincerai, ‘o so’, così me disse quarche veggente se nun sbajo – ascortame ‘n attimo, te va?...

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Monica

L’aria è densa di attesa e odore di caffé. La donna chiude gli occhi e inspira il profumo dalla sua tazza, ma ancora non si decide a bere. Le sue labbra tremano, sono rosa, sfacciate, di carne viva, iniziano a vibrare in un suono più roco di quanto ci si potrebbe aspettare. “Sai che pensavo l’altro giorno? Non ti ho mai confessato che quando ci hanno fischiato a Cannes, ho pensato che avessimo commesso un errore irreparabile…” una lieve risata, gli occhi che si sollevano dalla tazza e cercano dietro le lenti dell’uomo che ha di fronte “ora ci...

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Una calma pastello

La pioggia era cessata, lasciando dietro di sé una fresca brezza che sembrò cancellare la pesantezza afosa dell’estate. Il lungomare della piccola cittadina costiera si tinse dei colori dell’arcobaleno, che iniziarono a emergere da dietro le nuvole. Senza neanche pensarci si ritrovarono seduti al fianco del solito tavolo da biliardo del solito bar dal nome americano, quello sotto ai portici, che nelle ore più calde permettevano qualche metro di ristoro dal sole ma che adesso ospitava una famigliola inzuppata, padre, madre e bimbo in passeggino, che vi si erano riparati troppo tardi dalla pioggia improvvisa. Carlo sorrise al bimbo...

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1 week ago
Writer Monkey

❤️ ... Vedi altroVedi meno

❤️

3 CommentiComment on Facebook

😍

Un bel momento, grazie di cuore ❤️

Ma che bel ricordo!!! Grazie davvero di cuore ❤️❤️❤️

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