L’indomani sul fare della sera era tutto pronto. Leandro e i suoi compagni osservarono da una collinetta gli uomini del turno di notte dare il cambio a quelli che avevano fatto il giorno. La luce era accesa, e come in ogni fabbricato della zona commerciale di Buenos Aires un sottile tubo di rame portava il gas di carbone all’interno.
«Andiamo?»
Leandro guardò la sera che stava lentamente scivolando nella notte. Un alone chiaro rendeva ancora possibile distinguere le ombre, nonostante la caligine.
«Aspettiamo ancora qualche minuto» rispose.
Diego ebbe un gesto di stizza, e il suo compagno gli posò una mano sul braccio.
«Dobbiamo essere sicuri, Diego» disse Leandro «se l’operazione fallisce faranno sparire tutto e non riusciremo mai a sapere cosa stanno combinando.»
«Vorrei essere calmo come te.»
«Non sono calmo, è solo l’esperienza. Sai quante volte ho sbagliato per troppa precipitazione?»
Diego si voltò verso di lui. Nella penombra i suoi lineamenti sembravano scolpiti nella pietra.
«Tu?»
«Io.»
Diego ritornò a guardare il magazzino. Un uomo vestito con una lunga pelandrana nera cominciò a fare il giro per accendere i lampioni e una luce rossastra si diffuse lungo la strada.
«Adesso c’è più luce di prima» disse Diego.
«Sì, ma è concentrata sulla strada, per cui le zone d’ombra sembrano più scure. Aspettiamo ancora mezz’ora.»
Leandro tirò fuori di tasca una fiaschetta, ne bevve un lungo sorso e poi la passò a Diego.
«Legui
«Naaa. Cachaça
Diego portò la fiaschetta alla bocca, bevette a sua volta e scrollò la testa.
«Forte, cazzo! Te l’ha portata Anita?»
«No, no» rise Leandro «vuoi che sia venuta qui dal suo paese con una botte di aguardiente sulle spalle?»
«Beh, no…» Diego si rilassò contro la baracca dietro cui erano nascosti.
«Leandro» disse, «ho sentito molto parlare di Anita e ho visto come ha trattato quel cabron nel locale di Guillermo, ma chi è veramente?»
Leandro sospirò.
«Anita… Anita… Intanto il suo vero nome non è Anita, ma Ana Maria, e quanto al resto… Anita è polvere nera e fulmicotone, è vento e tempesta…»
«Ne parli come se ne fossi innamorato.»
«E chi non ne è innamorato? Sai quante storie si raccontano su di lei? Era poco più di una bambina e raccoglieva dei granchi sulla spiaggia di Laguna, quando fu molestata da un giovane ubriaco. Ebbene, sai cosa fece? Lo stese con un calcio nei coglioni, poi lo prese per il collo e lo portò in gendarmeria.»
«Un bel coraggio!»
«Ma questo è niente: partecipò alla rivolta farroupilha, la rivolta degli straccioni. Fu catturata nella battaglia di Curitibanos, ma riuscì a convincere il comandante delle truppe imperiali a lasciarla cercare il cadavere del marito sul campo di battaglia. Quando le guardie si distrassero rubò un cavallo e fuggì. Si racconta anche che una volta i soldati circondarono la casa dove era con il neonato che aveva partorito solo dodici giorni prima. Le guardie uccisero gli uomini che erano a difesa, ma lei riuscì ad uscire da una finestra con il bambino in braccio, a saltare su un cavallo e a fuggire nel bosco, dove rimase nascosta quattro giorni, sola e senza viveri.»
«Una donna straordinaria! Tu e lei…» Diego si interruppe, temendo di essere andato troppo avanti, ma Leandro stava guardando il magazzino.
«È ora» disse, «andiamo!»

Leandro e Diego scesero strisciando fin sotto le finestre del magazzino, anche queste protette da robuste inferriate, quindi Diego fece un segnale e Luis strozzò la valvola che portava il gas al gruppo di fabbricati di cui faceva parte il loro obiettivo. Dopo qualche secondo le luci si spensero. Alcune porte si aprirono per vedere cosa fosse successo, e dopo alcuni istanti si spalancò anche quella del magazzino che stavano osservando. Un uomo apparve sulla soglia. Rapido come un gatto, Diego gli fu addosso e gli tagliò la gola con un solo colpo di coltello. Annaspando, il guardiano cadde a terra.
«Ehi, Alvaro, cosa succede?» chiese l’altro non vedendolo ritornare, ma come fu sulla porta Leandro calò il suo machete e gli fracassò il cranio, rigettandolo all’interno. I due uomini sollevarono il primo guardiano e lo portarono dentro, quindi uscirono entrambi nella notte, chiudendo accuratamente il battente. Come vide che la porta veniva chiusa Luis riaprì la valvola del gas e uno dopo l’altro i magazzini si illuminarono di nuovo, ma non quello dove giacevano i due cadaveri.
«Ora si tratta soltanto di aspettare» disse Leandro.
«Quanto dici che ci vorrà?»
«Mezz’ora dovrebbe essere più che sufficiente per saturare l’ambiente, ma non abbiamo fretta. Questi due disgraziati facevano il turno di notte, quindi fino a domani mattina non verrà nessuno.»
«Farà una bella botta!» disse Diego.
Notando il nervosismo del compagno, Leandro gi fece cenno di raggiungere Luis al riparo.
«No, rimango qui!» protesto Diego.
«Vai su, è un ordine!» disse Leandro, alzando appena la voce e indicando la baracca dietro a cui erano stati nascosti attendendo la notte.
Diego esitò alcuni secondi, mentre Luis li osservava da distante, non capendo cosa stesse succedendo, poi si decise a risalire la collina.
Leandro rimase vicino al fabbricato, e dopo mezz’ora di paziente attesa ruppe il vetro di una finestra, si allontanò di alcuni passi e lanciò all’interno uno straccio imbevuto di petrolio a cui aveva dato fuoco, gettandosi a terra dietro una catasta di materiale poco distante. L’esplosione fu violentissima.

«I miei tecnici che hanno eseguito il sopralluogo dentro al magazzino hanno trovato queste cose» disse Garcia Fernandez a Leandro Soria, consegnandoli un elenco dattiloscritto, «ottre a due cadaveri carbonizzati, naturalmente.»
Leandro lo prese.
«Uno spiacevole incidente» disse
Garcia Fernandez lo guardò socchiudendo gli occhi.
«Già, il gas è molto pericoloso.»
«Ho sempre sostenuto che la modernità crea dei problemi» disse Leandro alzando le spalle.
«Cosa ne dice dell’elenco?» chiese il politico.
Leandro terminò di leggere e sgranò gli occhi.
«Qui si parla di acido nitrico, glicerina e acido solforico!» esclamò, «tutto l’occorrente per fabbricare della nitroglicerina»
«E anche scatole di cotone collodio.»
«A cosa serve?»
«A creare la cosiddetta “gelatina esplosiva”, una miscela abbastanza stabile e più potente della dinamite» disse Garcia Fernandez. «Ho studiato chimica da giovane.»
Leandro fischiò. «Miguel deve averne prodotta una bella quantità in tutto questo tempo!»
«Già, e chissà dove l’avrà nascosta.»
«Non crede che sia ancora nel palazzo?»
«Lei vivrebbe con una bomba del genere sotto il sedere?»
Leandro dovette ammettere che il ragionamento filava.
«A questo punto resta da scoprire dove intende usarla. Quali sono le modalità di detonazione?»
«Per quanto ne so la gelatina esplosiva necessita di un detonatore a fuoco.»
«Una miccia?»
«Sì.»
«Non è difficile da nascondere» rifletté Leandro, «dove pensa che potrebbe mettere la bomba?»
Garcia Fernadez ci pensò alcuni istanti.
«Se fossi al suo posto e volessi fare il massimo danno possibile la farei esplodere al Teatro Nacional: tra pochi giorni ci sarà l’inaugurazione dell’anno operistico e saranno presenti tutte le autorità di Buenos Aires.»
«Spazzerebbe via quasi tutto il governo in un colpo solo. Ci andrà anche lei?»
«Come potrei mancare?» sorrise il politico, «Il barbiere di Siviglia è la mia opera preferita!»