“Pierino su a lavare i dentini e a letto!”
“Ma mamma io non ho sonno!”
“Su su svelto, a letto se no arriva l’uomo nero.”
Tutte le sere la solita storia: ero piccolo mi infilavo sotto le coperte e le tiravo fino sul viso, la paura di incontrare l’uomo nero mi terrorizzava sudavo non riuscivo nemmeno a respirare, poi all’improvviso sentivo anche la pipì scorrere fra le gambe.
La mattina il letto era sempre bagnato e la mamma mi sgridava. Con le guance infuocate piangevo per la vergogna. Una notte vidi un’ombra avvicinarsi al mio letto: aveva delle mani lunghissime, era avvolto in un manto nero, il mio cuoricino prese a battere forte forte.
Ma erano passati un pò di anni e dopotutto non avevo mai incontrato l’uomo nero: “questa volta mi tocca”, pensai.
Avevo molta paura il mio cuore batteva ma la mia testa diceva “è la prima volta che mi viene a prendere e io devo essere forte, non posso fare la pipí sotto di nuovo, basta!”
Così, svelto, accesi la lampada sul comodino: tremante l’uomo nero, impaurito dalla luce, grondava di sudore.
Io cominciai a parlargli.
“Uomo nero a te non piace la luce vero? Vieni sdraiati nel mio letto vicino a me, non ti farà nulla, non aver paura.”
Riuscì a convincerlo e lui tutto impaurito si infilò sotto le coperte.
Allora incominciai a cantargli una vecchia ninna nanna.

“Ninna nanna, ninna ò,

questo uomo a chi lo dò,

lo daremo alla befana

che lo tiene una settimana,

lo daremo all’uomo nero,

che lo tiene un anno intero…

ninnanannaninnaò”.

L’uomo nero stretto tra le mie braccia si addormentò.
La mattina la mamma mi venne a svegliare.
“Pierino che bravo il letto asciutto, senza pipì!”, esclamò.
Scoppiai a ridere: “Mamma ormai sono grande non ho più paura, non mi spaventate più… anzi, sono io che ho consolato l’uomo nero!”.