Sono Marzia, una signora di mezza età distrutta dalla fatica, lavoro come aiuto cuoco in un ristorante al centro di Roma.
Egidio, il cuoco, è anche il titolare del ristorante, come ogni cuoco che si rispetti è bello ciccione, sempre rosso in viso e sudaticcio, copre col capellone bianco quella sua testona pelata.

L’impresa più grande per me è arrivare puntuale al lavoro, non ho una  macchina, quindi metro, bus, tacchi e suole.
Finché sono sui mezzi pubblici tutto regolare ma quando scendo sono dolori. Stamattina mentre cercavo di svincolarmi come al solito tra una moltitudine di gente, auto, motorini rombanti e puzzolenti, imprecavo con le lacrime agli occhi:”Oggi non ce la faccio proprio, e ora chi lo sente Egidio”.
Purtroppo lo sapevo altra mezz’ora di ritardo, rischio ogni giorno di essere licenziata.

Sono entrata in cucina già sudata di prima mattina, un  urlo: “Marziaa!” mi si è gelato il sudore addosso.
Egidio con gli occhi di fuori urlava: “Sono stufo arrivi sempre in ritardo, qui manca cipolla per il soffritto e pelati per il sugo.”
“Caro Egidio la mia cipolla la porto sempre dietro, questo alluce valgo, ahiii che dolore! Il pelato sei tu, quindi mettiamoci all’opera e non se ne parla più.”