Capitolo quarto

Papà Vittorio come faceva tutte le mattine con le donne Nicolini , portò il caffè a letto a Caterina.
In quel periodo il dottore le aveva prescritto un periodo di mutua e così lei se la prendeva un po’ più comoda, anche perchè, appena sveglia, era rigida come un baccalà.
Altro che andare a fare le corse sulla Mandrella! Faceva fatica anche a scendere le scale per raggiungere le amiche; erano particolarmente affettuose con lei, cercavano di rincuorarla, incoraggiarla, starle vicino il più possibile.
Anche Ornella rinunciò al tennis avendo perso la sua avversaria.
Fortunatamente, in quel momento critico, successe qualcosa di meraviglioso: nacque Tiziana, la prima figlia di Marisa e Tullio.
A Firenze era venuta una nevicata copiosa e tutta la città aveva un aspetto irreale, per cui quella bimbetta dagli occhioni scuri sembrava ancora più magica.
Era la prima neonata che Caterina vedeva e subito se ne innamorò.
Peccato che vivevano lontane, ma tra loro si stabilì subito un’intesa: avrebbero cercato di frequentarsi il più possibile.

I mesi passavano e i dolori di Caterina aumentavano: si diffondevano velocemente ai piedi, alle spalle. Spesso trascorreva la notte seduta sul letto a piangere e la mamma la teneva abbracciata con un misto di rabbia e disperazione.
E così si decise per il ricovero: Clinica Medica dell’Ospedale San Martino di Genova.

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La notte della fuga Wendy corse senza indugi alla stazione di Sestri: nessuno la vide.
Il primo treno in partenza era per Torino e lei lo prese; durante il viaggio pensava al luogo adatto dove rifugiarsi.
Arrivata a Porta Nuova aveva deciso: sarebbe andata a Parigi.
Lei sapeva abbastanza bene il francese, la città offriva molte opportunità, i parigini erano abituati ad ospitare gente che fuggiva dal loro paese o per motivi politici o religiosi e non avrebbero certo badato a una innocua italiana.
Torino era ben collegata con Parigi e in un baleno Wendy si ritrovò sotto il tunnel del Frejus e in Francia.
Com’era bella e rassicurante quella campagna: campi di girasoli,
viali di platani, canali solcati da chiatte cariche di merci.
E poi fattorie, paesini con enormi cattedrali e castelli da favola.
Wendy incantata da quella bellezza ed elettrizzata per la sua nuova situazione non pensava a ciò che aveva lasciato.
Si ritrovò alla Gare de Lyon : che confusione per lei che arrivava da un paesino! Persone di ogni tipo e razza, portieri d’albergo che cercavano clienti, auto che strombazzavano, facchini carichi di bagagli, donne che vendevano fiori.
Wendy si fermò ad assaporare quell’aria di libertà, quella mescolanza di voci, colori, odori e poi si mise in moto: prima c
odori e poi si mise in moto: prima cosa trovare un alloggio!
Lì, intorno alla stazione c’erano tanti alberghi e tante pensioni.
Una in particolare le sembrò tranquilla e pulita: il portiere, senza neanche una domanda, le fece firmare un registro e le consegnò le chiavi di una cameretta tutta tappezzata di fiori , con moquette sul pavimento e un piccolo bagno dietro a una tenda.
Dalla finestra si intravedevano tetti grigi e larghe strade trafficate.
Wendy aveva iniziato la sua vita parigina.