«Eh, no, care, questa è una ricetta segreta», chiarì subito Matty.
«Vi conosco troppo bene per condividere con voi!»
«L’ultima volta mi hai rubato la ricetta della “Zuppa al Pipistrello!» Aggiunse fissando con intenzione Irin che guardava dall’altra parte con finta indifferenza.
Le altre annuirono e si ritirarono di buon grado. Conoscevano la storia.
«Questo è il piano», aggiunse.
Matty pensava che, terminato l’effetto del malefico incantesimo lanciato dal Malefico, si sarebbero radunate nella sua lussuosa catapecchia traballante e avrebbe concesso la loro partecipazione nella preparazione della ricetta senza rivelare l’ingrediente segreto.
Ciascuna di loro aveva i propri trucchi ed era una questione di etica professionale: la correttezza al primo posto.
Era sempre stato così per secoli.
«Ragazze», proseguì, «è necessario difendersi dall’altro sesso altrimenti rischiamo di farci mettere i piedi in testa e, poi, non esiste il detto che noi donne ne sappiamo una più del Diavolo?»
Annuirono e risposero in coro:
«Appunto», intanto che Matty esponeva il suo piano.
Grace avrebbe messo da parte l’orgoglio, avrebbe finto di aver accettato di buon grado la provocazione di Devil, magari si sarebbe scusata con garbo, avrebbe esibito tutto il suo fascino di esperta maliarda e avrebbe fissato un appuntamento per una romantica cenetta “piccante”, lasciandogli intendere che avrebbe accettato anche qualche avance un po’ “ spinta” …
Lo sapevano tutti che Angel Devil aveva un debole per lei.
«Dai, non negare, quella volta che vi siete nascosti dietro …».
Grace la interruppe con un’occhiataccia che avrebbe incenerito in un lampo anche un dinosauro sul posto!
Persino Fuliggine sbiancò!
«Come non detto», si scusò Matty, alzando le mani in segno di pace.
Marilyn avrebbe pensato alle più orripilanti decorazioni che sarebbe riuscita a trovare; Irin avrebbe pensato a sprangare di nascosto tutte le porte.
Al resto avrebbe pensato lei con il suo ragù speciale!
Le streghe annuirono, si strinsero la mano e chiamarono in causa Draghetto:
«Quanto tempo pensi ci voglia, per essere sicure di non incorrere in qualche malefico effetto collaterale secondario?» Chiesero in coro le quattro streghe ansiose.
«Almeno un altro giorno», rispose sicuro, «abbiate pazienza Signore, mettetevi comode intanto che io cambio l’aria di questa stanza», aggiunse lanciando un’occhiata bieca rivolta a Matty, «c’è un’aria tremenda qui e sapete bene che è rara, condizionata e misurata!»
Lasciò sul tavolo quattro birre all’ortica, le loro preferite, e sparì con un’aria un po’ seccata, il che non era da lui: era famoso per la sua dolcezza e pazienza.
Irin era curiosa, di solito era poco loquace ma chiese:
«Scusa Matty se m’intrometto, quale sarebbe l’effetto di questo incantesimo?»
Le altre annuirono, volevano sapere.
Matty le fissò qualche secondo poi, sentenziò:
«Non riuscirà più a scrivere, i suoi scritti sbiadiranno e le parole saranno portate via dal vento e perderà per sempre la sua aria saccente e provocatoria di scrittore!».
«Oh», esclamarono in coro le streghe, «non sei un po’ troppo crudele?» aggiunse Marilyn.
Matty s’indispettì, era famosa per la sua cocciutaggine.
«Perché?»
«Hai un’idea migliore?»
«Forza pappamolle, si accettano proposte, fatevi avanti con altre idee».
E si chiuse in un mutismo offeso.
Era fatta così, la conoscevano da secoli e, se s’impuntava, era peggio di un mulo stregato!