SOTTOMISSIONE, DI MICHEL HOUELLEBECQ  Ricordo quel periodo come uno dei più tristi della mia vita. Un inverno cupo e uggioso, in cui non facevo che dimenarmi fra vecchie paranoie, pensieri tetri e spettrali, sempre in bilico fra ansia e angoscia. Una sera, rientrando in casa, avevo saputo di Charlie Hebdo – della strage avvenuta a Parigi, sotto il segno dell’odio. Erano momenti difficili, per tutti, e si sentiva il bisogno di capire. Ciò che ci terrorizzava non era soltanto la violenza, ma la sua assoluta gratuità, insensatezza, come nell’Odradek kafkiano. Ed ecco il libro di Michel Houellebecq.

 

Cos’è Sottomissione? Di sicuro non un romanzo, non nel senso tradizionale del termine. Qui i personaggi – come in altre opere di Houellebecq – sono al servizio di un’idea, per rappresentarla in modo plastico, definitivo. Lo sfondo è indefinito – una Francia cupa, distopica, che potrebbe essere quella di domani, fra pochi anni. La trama riprende un filo ben preciso – che viene intessuto dai jihadisti e lepenisti, fino a strangolare la Repubblica. In questo senso, può essere definita come un’opera filosofica, volta a illustrare il pensiero del nostro tempo. Un’opera nello stile del Candide, di Voltaire, o la Montagna Incantata. Ma sarebbe un errore pensare che Houellebecq, alla fine, voglia parlare di “loro”, dei terroristi, o degli uomini che hanno aderito al fanatismo. Il suo obiettivo è ben diverso: qui il centro di tutto è l’Occidente, il suo pensiero.

 

Si fa un gran parlare di “Crisi”, di decadenza, di sintomi di disgregrazione; ebbene, per Houellebecq tutto questo è necessario. E’ il frutto inevitabile di una cultura che poggia le sue basi sul Nulla, su un inseguimento di un benessere del tutto illusorio, per sua natura irraggiungibile. Se fosse a portata di mano, l’Occidente, con tutto il suo movimento, sarebbe spacciato. Crollerebbe in un secondo, senza più consumi e aspettative. Invece bisogna continuare, andare avanti, in un processo che opera dall’interno, dalla nostra mente, fino a quando non cadiamo sfiniti. Ecco uomini che vivono di piaceri illusori, di mangiate e scopate effimere, raccolti in una bolla di tristezza e solitudine. C’è una soluzione? Certo. Abbandonare l’Occidente, e la sua pretesa di cambiare il mondo, consumarlo, per sottomettersi all’ordine naturale delle cose. Quella è l’unica salvezza. E viene offerta dall’Islam.

 

Forse è un libro un po’ banale. Come diceva Gian Arturo Ferrari, l’idea che muove Houellebecq è che al centro del mondo vi sia l’Occidente, al centro dell’Occidente la Francia, al centro della Francia Parigi, al centro di Parigi la Sorbona, al centro della Sorbona la Facoltà di Filosofia, con le sue teorie. Per fortuna il nostro è un mondo ben più complesso, pieno di metamorfosi. Il capitalismo stesso non è facilmente definibile, ma si presenta come un “Proteo instancabile”, sempre pronto a mutare e cambiare forma, per trovare nuovi sbocchi alla sua forza. E’ per questo è diventato l’aria che respiriamo, la sostanza stessa di cui siamo fatti. Il che è terrificante.

 

Per il resto, non credo che sarà una Sottomissione a cambiare il corso delle cose. Sarà piuttosto la Tecnologia, di cui il Capitalismo si serve per diventare più potente. Un giorno cambierà totalmente il panorama dell’uomo. Nel frattempo vedremo questa storia molte volte, ancora e ancora e ancora. Questa è la parte più bella di Sottomissione. L’idea della Noia, della Ripetizione, il pensiero che le nostre vite sono incredibilmente deboli. Non è stato nessuno a sfiancarci – solo il Male già presente, già dentro di noi. Pochi lo conoscono bene come Houellebecq. Anche se sarebbe un errore crederlo un artista. E’ piuttosto un moralista, perso in un mondo che la morale l’ha cambiata da un pezzo. E senza troppi rimpianti.