Quando arrivò all’entrata della WM Editions Lucynda Morositas aveva il fiatone.
Per evitare il traffico cittadino, e non doversi trovare imbottigliata nella Rolls aveva preferito arrivare a piedi.
Ebbene sì, fece i trecento metri che la separavano dalla sua abitazione muovendosi sulle sue stesse gambe, e non era normale.
Prima di entrare nel palazzo si rimirò nella parete riflettente, si aggiustò l’abito azzurro decorato con grandi ninfee, si ravvivò la capigliatura moresca e inforcò dei grandi occhialoni da sole modello Tilda Falcon; procedette poi a grandi falcate e a testa alta.
Il portiere la riconobbe, la lasciò passare e lei affondò fino alle caviglie nella moquette verde dell’enorme androne.
A passo sicuro svoltò subito a destra per raggiungere il bar, da lì avrebbe iniziato la sua opera di spionaggio.
Ma ad attenderla davanti al grande frigo delle torte non c’era Irina Minutova a Tilda Falcon che la squadrò con un sor-risetto di superiorità, accarezzando la sua immancabile borsetta.
«Ola Tilda, ti è andato per traverso qualcosa?»
«Ciao Lucynda, vedo che non hai perso né lo stile né la lingua.»
Le due si abbracciarono sorridendo.
«Da quanto tempo non ti fai vedere Morosita.»
«Vero, mi sono data da fare con la rivista di gossip. Ma tu por qué me miras así? Non ti piacciono i miei occhiali, eppure sono un tuo modellino.»
«No, non mi riferivo agli occhiali è che … il tuo stile.»
«Qué es che non quadra nel mio stile? Mi sento così impressionista!»
«Sembri … sembri un quadro di Monet con le infradito!»
Lucynda si squadrò i piedi.
«Mira Tilda, le mie infradito son muy cómodase e son muy elegantissime così ricoperte di Swarosky azzurri!»
«Non dirmi che sei venuta a piedi?»
«Lo trovi così importante?»
«Sono soltanto curiosa. Perché da queste parti?»
Lucynda si tolse gli occhiali e si guardò intorno.
«Avevo un appuntamento con Irina, l’hai vista?»
«No, proprio no.»
In quel mentre passò loro davanti Hillary Augustin che senza salutare e con un insolito tacco 6 si diresse verso la sca-la est.
Poi dall’ascensore nord sbucò quasi di corsa Donata Village, che si guardò intorno con aria circospetta e inforcò il corridoio ovest.
Dalla scala sud sbucò Irina Minutova in tenuta siberiana con tanto di colbacco che puntò verso di loro con uno sguardo così freddo da raggelare anche il sangue,
«Irina, ti stavo aspettando, pero qué pasa, cosa succede?»
Irina guardò in cagnesco Tilda e rispose decisa:
«Здесь происходит революция !!! Qui succede rivoluzione. Da!»