Seconda parte

C’era in quel mese l’oasi felice del fine settimana.
La sostituta era una giovane signora dell’Ecuador che conoscevo da tempo perché aveva assistito una mia vicina di casa.
Andavo abbastanza spesso a fare visita a questa vecchia amica ed avevo avuto modo di apprezzare la ragazza nel rapporto con la signora da cui aveva imparato molto e che trattava con rispetto e affetto.
E così fece con me.
Era serena, tranquilla, i problemi e ne aveva, sembravano scivolarle addosso: ricordo con nostalgia le lunghe chiacchierate dopo cena, sul terrazzo, mentre scendeva la notte.
Con la sua voce cantilenante e in un italiano spagnoleggiante mi raccontava del suo paese ed io mi sentivo immersa in un libro di Márquez.
Siamo rimaste amiche ed è un piacere quando viene a assistere.
Si stava avvicinando il Natale. Io lo trascorrevo sempre a casa di mia sorella che abita in un’altra città. Ero veramente in pessime condizioni, avevo bisogno di aiuto.
La cosa migliore ci sembrò seguire il programma di sempre:
i miei parenti sono molto ospitali ed io, senza volere, scombussolo spesso la loro vita.
Decidemmo di passare le feste tutti insieme, in più io avrei avuto la possibilità di cercare con calma una nuova badante.
Questa volta avremmo chiesto informazioni, non volevamo assumere la prima venuta.

Arrivò una signora sulla sessantina, un aspetto molto materno, dolce, sembrava uscita da una dacia ed infatti era di nazionalità ucraina.
Un vantaggio di avere diverse badanti è che si ampliano le conoscenze geografiche, vieni a sapere di paesi e di popoli di cui non sospettavi neanche l’esistenza.
Comunque, quella sembrava proprio la persona giusta:
io stavo veramente male e mi abbandonavo alle cure di chi mi assisteva.
Dopo le feste tornammo a casa mia ma poco tempo dopo la signora ucraina ci disse tra le lacrime che, avendo subito un importante intervento chirurgico alcuni mesi prima, non poteva continuare a lavorare, il suo stato di salute si era aggravato.

Era davvero mortificata: anche per lei era una situazione difficile, aveva sperato di riuscire nel lavoro perché con quello doveva mantenere i figli in Ucraina.
L’unica cosa che poteva fare per me era trovarmi una sostituta.
Nel frattempo anche io non me la passavo bene, tanto che finii all’ospedale dove, tra esami, operazioni e riabilitazione, rimasi circa due mesi.

La persona che la signora ucraina mi mandò era una ragazza della stessa nazionalità.
Fece a tutti una buona impressione.
Quando si è in una situazione grave non si è in grado di ragionare con lucidità. Io stavo malissimo e non avevo più voglia di reagire. I miei parenti erano troppo preoccupati per me per rendersi conto dell’errore che stavamo commettendo.
La assumemmo con regolare contratto e la lasciammo sola in casa mia; io ero ancora ricoverata in ospedale.
C’è da dire inoltre che, ogni volta che si fa un nuovo contratto, bisogna sbrigare una marea di pratiche burocratiche. Io ho la fortuna di avere un fratello che se ne occupa ma per lui è diventato un lavoro che gli ruba gran
gran parte del suo tempo libero.

La nuova ragazza era efficiente, piena di buona volontà.
Raccontava cose molto tristi della sua vita facendo impietosire tutti noi.
I miei vicini la aiutavano in ogni modo per non farla sentire sola.
Da me, che ero sempre in ospedale, veniva all’ora dei pranzi, espletava in modo perfetto le sue mansioni e mi teneva compagnia.
Cominciavo a stare un pò meglio e ad avere voglia di tornare a casa. Il suo atteggiamento cominciò a cambiare appena ottenuto il contratto di lavoro.
Arrivava tardi costringendo le infermiere ad aiutarmi a mangiare e questo le faceva molto incavolare sapendo che
pagavo una persona proprio per questo.

Se le davo qualche commissione trovava le scuse più strane per non farle.
Una volta sparì per due giorni, non era reperibile nemmeno sul cellulare. Ero molto preoccupata e stavo per mandare qualcuno alla polizia per denunciarne la scomparsa.
Per fortuna riapparve e disse che non mi doveva alcuna spiegazione.
Ancora oggi, dopo tanto tempo, è molto doloroso per me
parlare di quella piccola delinquente; non solo per come mi ha raggirato ma perchè è molto triste ‘incontrare’ un essere così calcolatore, cattivo, determinato a far del male per ottenere ciò che con me avrebbe avuto comunque:
permesso di soggiorno, soldi, ospitalità.
Quando tornai a casa scoprii che mi aveva rubato un bel po’ di roba.

Non cose visibili delle quali qualcuno avrebbe potuto accorgersi, ma le più strane: due pentole, tutti i dodici cucchiaini del servizio di posate, qualche piatto, vestiti, braccialetti di poco valore ma ai quali ero legata affettivamente, ecc., ecc.
Ancora adesso cerco cose che erano in questa casa da una vita e non le trovo più.
E’ riuscita a ferirmi anche nei ricordi.
Se ne è andata all’improvviso, naturalmente dopo aver preteso anche ciò che non le spettava, ma avremmo fatto qualsiasi cosa pur di liberarci di lei e fummo tutti contenti.

L’offerta di lavoro nel campo dell’assistenza è diventata esauriente. Trovai subito nuove badanti.

Il problema è che ogni volta ti devi abituare a persone diverse, spiegare le tue necessità, far conoscere la casa:
è una scocciatura tremenda!

La nuova assunta era giovanissima ma aveva l’aiuto della mamma che le avrebbe insegnato il lavoro e durante la settimana poteva sostituirla ogni tanto per darle un pò di libertà. Alla domenica, però, tutte e due dovevano andare in chiesa.
Avrebbero quindi mandato la nonna: avevo tre generazioni
di badanti contemporaneamente!
La ragazza era graziosa, gentile e molto pigra. Sbrigate le faccende, in modo discutibile, se ne stava rincantucciata tutto il giorno in poltrona. non guardava la televisione, non leggeva e, cosa eccezionale, non usava il cellulare.
La madre si vedeva raramente.
La nonna era una vera indio: viso scuro, rugoso, portava vestiti coloratissimi e gioielli vistosi, un tipo così l’avevo visto solo nei documentari sui Maya.
Parlava una lingua sconosciuta e niente italiano. Io so un pò di spagnolo ma non serviva e così durante la settimana mi facevo insegnare dalla nipotina le parole indispensabili per comunicare; non era facile ma interessante.
In quel periodo non ero in grado di uscire e così eravamo chiuse in casa tutto il giorno. La ragazzina mi faceva un po’ pena.
Sapendo che aveva una specie di fidanzato, qualche volta lo invitavo. Erano contenti di stare insieme, chiacchieravano e scherzavano fra di loro.

Un pomeriggio però sparirono per circa un’ora, c’era uno strano silenzio nell’aria.
Quando la chiamai arrivò con gli occhi lucidi, i capelli arruffati e un po’ stralunata: mi disse che stavano giocando alle carte.

Dopo due anni circa l’hanno vista con un bambino piccolo in braccio. Chissà?
Forse è stato concepito sul tavolo della mia cucina.
Da me non venne più, mi disse che doveva tornare in Ecuador.

continua…..