LA PECORELLA NERA

Quella sera la mamma di Martina e Mattia era stanchissima, aveva lavorato tutto il giorno non aveva proprio voglia di leggere una favola ai suoi piccoli. Li mise a letto e se ne andò a dormire.

Mattia aveva solo cinque anni e a seguire Martina uno di meno, non sapevano ancora leggere.
A loro però piaceva quel grande librone di fiabe. Nella loro stanzetta con occhi che di chiudersi proprio non avevano voglia, decisero di sfogliarlo e guardare i bei disegni che conteneva. Fecero un immensa fatica a tirarlo su.

Mentre erano concentrati su quelle meravigliose illustrazioni, improvvisamente un bagliore uscì dal librone e furono trascinati da quel luminoso calore tra quelle pagine. Stupiti e con occhi sbarrati si ritrovano su di un immenso prato dove pascolava un gregge di candide pecore.

Un po’ timoroso ma curioso Mattia prese per mano Martina e si incamminarono a piedi scalzi su quel tappeto verde pieno di pratoline. Camminarono tra quel bianco gregge con le pecorelle che guardavano e belavano ad ogni loro passo.
«Ci stanno salutando chiese Martina?»
«Non lo so cosa dicono non le capisco.» Rispose Mattia.

Proseguirono fino ad un fiumiciattolo che lambiva il bosco, c’erano degli alberi magnifici da cui pendevano frutti mai visti.
«Mattia che frutti sono? La mamma non li ha mai comperati come questi, non li abbiamo mai mangiati!»
«Martina non mi sembrano frutti hanno la forma di lettere dell’alfabeto, mi sembrano come le parole scritte nel librone.»

Ad un tratto udirono uno scampanellio.
Dei piccoli esserini colorati, col cappellino pieno di sonagli e le scarpette a punta zampettavano su gli alberi e si nascondevano tra i fiori.
«Mattia, Mattia!» urlò Martina « Ci sono i folletti!»
«Stupendi! Dal vivo sono ancora più belli che nei disegni.» Disse Mattia a Martina tutto felice.

Si accorsero poi di una pecorella solitaria, che brucava in disparte.
«Cosa fai qui sola soletta, perché non sei con le altre a pascolare?» Le chiese Mattia.
Piagnucolando rispose, «non lo vedi che sono tutta nera, loro mi prendono in giro e mi lasciano sempre sola, ma io comunque so voler bene a tutti.»
«Si lo vedo! non avete un barbiere qui? Potresti farti tosare più spesso e loro non ti prenderebbero in giro.» replicò Mattia.
«Anche la mia pelle è scura non servirebbe a nulla.» Rispose indignata la pecorella.
Martina che fino allora ascoltava in silenzio disse «Ci sono i folletti Mattia, chiediamo aiuto a loro, magari hanno un’idea migliore.»

«Folletto, folletto! Tu che puoi tutto dai un aiutino a chi è più bruttino.» Si mise ad urlare Mattia.

I folletti tintinnanti si mossero a compassione, saltellando sfiorarono l’acqua del fiume, e apparve un immenso arcobaleno, lo adagiarono sulla pecorella nera, che diventò raggiante di colori.

«Questo è un manto d’amore e con l’amore splenderà sempre.» Disse capo folletto.
E così la pecorella felice tornò al suo gregge, più splendida che mai, e per tutta la sua vita dispensò amore, coraggio e felicità a tutti, anche a coloro che prima l’avevano fatta soffrire tanto.

Era ormai mattina quando Mattia e Martina si svegliarono abbracciati e corsero in cucina per raccontare alla mamma di quell’incontro. Rimasero a bocca aperta, la mamma tutta indaffarata aveva preparato una colazione a dir poco fiabesca: tanti biscottini a forma di pecorelle.(Irene)