Tornò a casa stanchissima. Accidenti; ancora una giornata di duro lavoro in giro per la valle…
Eh già, aveva fatto tantissime soste dove gli era parso più opportuno ed invitante.
E poi si sa, un assaggio qua e un altro là… ora si sentiva piena e desiderava solo liberarsi di tutto il lavoro accumulato e riposarsi un po’.
All’ingresso della sua abitazione, un drappello ispezionava ogni nuovo arrivo e così fu anche per lei. Fu un controllo veloce: la palpeggiarono delicatamente e la fecero annusare da personale specializzato. Giravano tipi strani, infatti, ed erano stati aumentati i controlli.
«Puoi passare» le disse una tipa dall’aria molto professionale.
Poi aggiunse: «Devi subito andare a fare rapporto».
Che caspita succede oggi? Sento una strana agitazione nell’aria e poi… tutta questa urgenza, pensò mentre si recava al suo alloggio.
Dopo poco, essendosi rifocillata, rinfrescata e messa in ordine era davanti alla capo squadra di livello superiore. Si guardò intorno e vide che c’erano quasi tutte le sue colleghe.

Il capo prese la parola: «Ci giungono notizie allarmanti dalle colonie della vallata ad est e a nord. Al riguardo riferisce l’operatore Zap».
Zap si alzò e prese a dire: «Ero al lavoro presso l’acacia in cima al colle del terreno di Bartolo quando ho incontrato un’operatrice della colonia a nord. Le ho chiesto perché mai avesse sconfinato nel nostro territorio. Mi ha spiegato che temeva che le colonie ancora più nord potessero essere tutte morte perché non ha più incontrata alcuna operatrice proveniente da quelle parti. Aveva paura che un brutto male fosse nell’aria e nel cibo per questo motivo era scesa a sud, da noi»
«Ecco» riprese a dire la caposquadra, «Notizie del genere, anche più allarmanti ci giungono anche da altre parti».
Un brusio si alzò dai presenti. Che diavolo stava accadendo?
«Da quel che pare, siamo circondati da un male misterioso che viene intenzionalmente diffuso da chi odia quelle come noi ma anche altre specie molto fragili e indifese. Tu, Buzz, che sei rientrata da poco, cosa ci riferisci?».
Buzz, presa di sorpresa, passò mentalmente per i posti in cui si era recata quel giorno e poi: «Io non mi sono molto allontanata, ho battuto la vallata qui davanti , il terreno di Peppe e non ho notizie simili da riferire».
Ci fu un sospiro generale di sollievo.
«Allora forse siamo in tempo. Hai null’altro da aggiungere? Che so… un avvenimento diverso dal solito… ».
«Uhmmmm» disse tra sé e sé Buzz e poi aggiunse: «A dire il vero ho visto il vecchio Peppe che parlava con Luigi, quel tipo che abita 5 chilometri ad est».
«Beh che c’è di strano? Lo sappiamo che sono buoni amici».
«Sì, certo. Stavano dentro il capanno degli attrezzi e Peppe diceva: “ Sono stato sempre stato contrario a questa roba ma con le perdite per la siccità, i prezzi di vendita ridicoli non si va più avanti. Pensavo che la qualità premiasse il mio lavoro ma chi compera guarda l’aspetto della merce e scarta quella appena difettata”».
«E sai che notizia è mai questa! Su, Buzz, si sa che Peppe sbrontola sempre» commentò il capo.
«No, c’è dell’altro. Luigi gli ha risposto: ”E fai come tutti, no? Sennò come campi?”. Allora Peppe gli ha mostrato un sacco lì a terra. C’era scritta una parola strana ma la ricordo :Imidacloprid. Allora Luigi : “Ah, vedo che ti sei deciso. Io ho usato Clothianidin ma è lo stesso. Dopo un’ora sono tutti morti: lumache, topi, vermi, insetti… Vai sicuro e non ci pensi più”».
S’era fatto il gelo nell’assemblea. Buzz guardò le colleghe che si agitavano stranamente silenziose. Era l’effetto della paura prima che si organizzasse una qualche reazione ad essa.
«Peppe ha anche detto che tra due giorni farà il trattamento aiutato da suo figlio che in quella data è libero».
Il pericolo era quindi grave ed imminente e non si poteva dare spazio a scrupoli o a sentimentalismi verso Peppe nella stessa misura in cui lui non se ne faceva verso di loro. L’ora delle decisioni irrevocabili era giunta, come aveva detto un tale anni prima. Infatti la capo di livello superiore, dopo essersi consultata con la regina, annunciò con tono solenne: «Occorre formare una squadra di almeno duecento volontarie kamikaze pronte a dare la vita per il proprio popolo. Questo è il piano: come tutte sanno, Peppe alle ore quattordici, dopo aver mangiato e bevuto il suo mezzo litro di vino abbondante, si addormenta a bocca aperta davanti alla televisione. La squadra entrerà dalla finestra che Peppe tiene sempre aperta perché fa caldo. Mi raccomando, entrate facendo il massimo silenzio poi, al mio segnale, andategli addosso in direzione degli occhi, del naso e soprattutto della lingua. Colpite con tutte le vostre forze simultaneamente. Il sacrificio della vostra vita sarà ricordato nei secoli».
E poi: «Chi si offre volontaria?».
Un nugolo di zampette si sollevò ed anche quella di Buzz.
Il giorno dopo, alle volontarie fu concesso un giorno di vacanza e Buzz ne approfittò per farsi un giretto e salutare la fonte, il pesco, l’acacia … ed anche l’anziano Peppe che stava zappettando intorno alle piante di insalata.
Fece un paio di giri intorno all’uomo che con un gesto della mano la scacciò.
«Ciao vecchio Peppe, ci vedremo domani quando tu darai la tua vita a me ed io la mia a te. Eri un buon uomo ma il nostro alveare deve sopravvivere».
E così fu.