Ely si risveglia con gli occhi sbarrati. Si guarda intorno: è solo.
Dalle grate della finestra filtra una lama di luce, pallida, lunare.
E’ ancora notte, ma l’inquietudine che l’ha preso non se ne vuole andare.
Si rannicchia per cercare un po’ di calore, ma non ci riesce: dov’è sua madre?
Le labbra tremano, I denti stridono per la paura. E’ vero terrore, come se qualcosa di terribile stesse per succedere. Si alza, prova a muoversi per la stanza. Si risiede. Verrà mai il giorno?

Rumori di motori, persone che parlano. Il sole entra prepotente dalla grata. Ely si risveglia ed è subito in piedi. Alla fine si è addormentato. Alla luce del giorno vede che non è solo, ma questo non lo conforta perché anche negli occhi dei suoi compagni legge la sua paura, il suo smarrimento.

La porta si apre, alcuni uomini entrano e li fanno uscire all’aperto. Il sole offende gli occhi, Ely, come altri suoi compagni, barcolla. Un mezzo li attende. Li fanno salire tutti, poi parte rombando, lasciando dietro di sé una nuvola grigia di smog. L’aria entra dalle fessure, è primavera ma fa ancora freddo. Ely si stringe ai suoi compagni, sente il loro calore e in qualche modo l’uno fa coraggio agli altri.
E’ un momento di pace, ma dura poco. Il viaggio è stato breve, adesso vengono fatti scendere e sono introdotti in un grande fabbbricato. Lì le luci sono fredde, moderne, ma è l’odore che li fa impazzire: odore di terrore, pazzia, sangue.
Ognuno di loro si agita, sbatte contro I compagni in cerca di una impossibile via di fuga. Gli uomini li guardano con scarso interesse. Hanno grembiuli di plastica, calzano stivali di gomma per non sporcarsi le scarpe. Di sangue. C’è sangue dappertutto, un odore dolciastro ed acre insieme.

Non c’è più tempo per niente: per scappare, cercare la madre, urlare il proprio terrore. Si può solo piangere, ed il lamento è quello che li unisce. Poi, uno ad uno, vengono presi e portati alcuni metri avanti attraverso uno stretto corridoio, dove c’è un uomo che li aspetta con un grande coltello in mano. Un altro, quello che l’ha spinto avanti, prende Ely e gli alza la testa, mettendo in evidenza le vene del collo. Un gesto rapido, usuale, un ultimo sguardo al cielo azzurro, e tutto è finito.