ALL’INCROCIO TRA ELDES CORNER E PROCTOR

Dylan si svegliò dopo la notte trascorsa nell’incavo di una grotta, scaldato da un fuocherello striminzito e a stomaco vuoto. Si consolò con la metà di una sigaretta, conservata con cura nel fondo di una tasca: rimedio, quello, per i momenti più critici.

Sfidando il freddo si rimise subito in cammino.
A tracolla la custodia di una chitarra, la barba incolta e i capelli arruffati, striati di grigio, gli conferivano, a dispetto degli anni e delle vicissitudini, un’aria giovanile. Cavò di tasca i Ray-Ban Wayfarer che indossò con una certa soddisfazione. Si sentiva a posto. Perfetto.
Procedeva confidando nel suo senso d’orientamento e nella sua prodigiosa memoria, perché la cartina geografica l’aveva smarrita, chissà dove e chissà quando, durante i suoi innumerevoli spostamenti. Lui, però, non se n’era fatto un cruccio, che la sua filosofia esistenziale gli impediva cedimenti per inezie del genere, soprattutto in una mattina limpida come quella, dove tutto appariva ben definito e allo scoperto.
…e alla città di Duluth non doveva mancare poi molto.

Dalla direzione opposta proveniva, invece, Scarlett, alla guida di uno scrambler piuttosto malridotto e del quale aveva rischiato più volte di perdere il controllo Ma pure proseguiva indomita, ristabilendo con audaci acrobazie un fittizio equilibrio destinato, però, a durare solo per poco, nonostante lei  lo incitasse a gran voce come fosse un puledro, ora minacciando ora blandendo, rischiando sempre di essere disarcionata.
La moto, e il giubbotto d’aviatore di almeno due di taglie più grande che indossava sopra pantaloni rosa, costituivano il suo unico bagaglio oltreché la  quota di beni sancita dal contratto di divorzio.
A Bruce, l’ex marito, era andata la casa e il vasto appezzamento di terreno coltivato a mais.  Ma lei, assolutamente soddisfatta di quella suddivisione all’apparenza iniqua, non aveva provato nessun rancore e nessuna nostalgia quando, inforcando la moto e indossando il giubbotto, se n’era andata via da quella che era stata per lungo tempo la sua casa. E la sua vita.
… e all’incrocio tra Eldes Corner e Proctor che Dylan e Scarlett fecero la reciproca conoscenza.

Dylan vide la moto sopraggiungere a gran velocità e in maniera scomposta, impennarsi e disarcionare il centauro a bordo, mandandolo a ruzzolare a terra a qualche metro di distanza dove rimase a giacere immobile. Subito si precipitò in suo soccorso, scoprendo con sorpresa che il motociclista a terra era una donna che imprecava, però, come un uomo.

– Riesci a muoverti ? – Chiese chinandosi su di lei.

– Si…credo di si. – Confermò Scarlett mentre Dylan l’aiutava a rialzarsi.
– Niente di rotto. – Stabilì una volta riconquistata la posizione eretta.

– Beh dopotutto ti è andata bene…forse, non altrettanto però, alla tua moto -. Lui disse indicando lo scrambler dal quale fuoriusciva un sottile filo di fumo.

– Ne sai qualcosa di motori? – Domandò lei dopo aver tentato invano di metterlo in moto.

Dylan scosse la testa. -No. Mi spiace. Mai posseduto né una macchina né una moto.-
Lei lo guardò stupita e poi esclamò: – oddio, da quale pianeta provieni? — Dylan. Non è il nome del pianeta, ma il mio. – Specificò sorridendo.

– Scarlett. – Rispose lei

– Dov’eri diretta, Scarlett? –

– Il più lontano possibile da questi paraggi. –

– Il più lontano possibile a bordo di una moto non è lo stesso che a piedi. Duluth è il posto più vicino, là potresti trovare un meccanico che ti ripari la motocicletta in modo da poter poi proseguire. Non hai comunque altra alternativa. Io sono diretto lì, se ti va possiamo fare la strada insieme. –

S’erano incamminati, lui con passo misurato lei, invece, spedita. Dylan consigliò di moderare l’andatura per non bruciare subito tutte le energie perché di strada ne mancava ancora molta.

– E’ stato di certo quel bastardo di Bruce a manomettere lo scrambler. Che possa crepare all’inferno! –
Scarlett imprecò.

– Chi è Bruce? Sembri molto arrabbiata con lui. –

– Il mio ex marito. –

– A quanto pare tutti gli ex sono destinati ad essere dei bastardi. –

Non le era era sfuggito il tono ironico di quella risposta e il sorriso leggermente canzonatorio, così replicò sarcastica: – anche tu un ex? –

A quella domanda Dylan rise divertito, scuotendo la testa in segno di diniego: – No, non mi sono mai sposato. –

– Ma l’avrai avuta una relazione? –

– Più di una. –

– Allora fai parte anche tu della categoria degli ex.- Ribadì convinta

– Se valuti come relazione le storie nate e finite nell’arco delle ventiquattr’ore… –

Scarlett lo guardò con un misto di curiosità e disapprovazione, senza più fare domande.

Avevano poi proseguito per un lungo tratto affiancati e in silenzio.
– Conviene fermarci e riposarci un po’. Di strada ancora ne manca – Suggerì Dylan posando a terra la custodia della sua chitarra e sedendosi su un massetto affiorante oltre il bordo del marciapiede, dove fece posto anche a lei.

– Ma su questa strada non passa nessuno? Abbiamo camminato per chilometri e neppure l’ombra di una macchina o di un camion. –

– Credo che questo sia un percorso secondario, almeno a giudicare dallo stato malmesso dell’asfalto. In parallelo c’è la via  principale, una grande arteria molto trafficata, ma questa, sulla cartina, è indicata come la più breve per Duluth. Ed anche la più sicura per chi viaggia a piedi. – Disse Dylan togliendosi le scarpe e invitandola a fare altrettanto.

– Il suolo è freddo e bagnato. – Si lamentò lei. – Non le tolgo. –

– Come ti pare, ma di strada ne abbiamo ancora da fare molta e ai piedi bisogna dare sollievo. Sarebbe stato peggio col caldo, però. –

Le aveva sorriso e poi, dopo essersi inutilmente frugato in tasca, domandò: hai mica una sigaretta?

Scarlett cavò dalla tasca del suo giubbotto un pacchetto di Lucky Strike e porgendogliele disse:-  puoi tenerle. Io non fumo. –

– Immagino siano di Bruce. Come pure il giubbotto. – Dylan sorrise grato, accendendone subito una.
– Non mi è mai riuscito di smettere. – Aggiunse  aspirando con soddisfazione la sigaretta, e  guardandosi intorno rilassato.

Scarlett, invece, era tesa. Guardava avanti a sé o dietro di sé,  mai intorno. – Staremo fermi ancora per molto?- C’era impazienza nella sua voce.Dylan buttò via la cicca, rimise le scarpe e dopo aver tirato su la custodia della chitarra, si predispose a riprendere il cammino.

– Sei un musicista? – Scarlett chiese indicando la voluminosa tracolla che ballonzolava sulla sua schiena, dando per scontata la risposta.

 Dylan confermò con un cenno del capo.
– E che genere suoni? – Chiese lei  più per gentilezza che per un vero interesse.- Requiem. –

– Ma per quel genere non si usa il violino? E là dentro, invece, scommetto che c’è una chitarra. -Per la prima volta provò una genuina curiosità nei confronti del suo compagno di viaggio, col quale aveva condiviso parecchia strada e poche parole. Ma anche lei, d’altronde, non era un tipo molto loquace, cioè, non lo era più con tutti. E da un sacco di tempo. Esattamente da quando s’era sposata con Bruce.

– Sono un musicista estemporaneo. Ma alla guida di una moto, però, estemporanea lo sei anche tu.-
L’ironia, volutamente marcata della risposta, la indusse ad un sorriso.

– Che fai, sfotti?- Ribattè Scarlett, ridendo.