Avevo fatto tardi al lavoro, sempre per colpa di lui il mio capo. Ogni scusa era buona per trattenermi, io ormai avevo capito che ci stava provando, cercavo in ogni modo di tenerlo a bada. Andai verso la macchina ma non ne volle sapere di partire, decisi di tornare verso casa a piedi: non era molto distante, magari passando per la stradina lungo il canale che era più breve.
Affrettavo il passo incominciava a far buio, l’umidità dell’acqua cominciava a penetrare addosso.
Nell’oscurità l’immaginazione lavora di più che in piena luce e così sentivo dei passi ma non vedevo nessuno intorno.
Improvvisamente sentii un colpo alla testa. Mi ritrovai in ospedale con mio padre anziano vicino che piangeva. Ancora intontita mi sforzavo a sentire i due carabinieri che dicevano “Sua figlia è stata aggredita e violentata, la sua auto è parcheggiata fuori l’azienda dove lavora ed stata manomessa da qualcuno”.
Adesso tutto era chiaro e urlai “Maledetto capo!”.