È sempre la gente sola che ti parla, ti sorride e ti ascolta un po’ di più.

Ho di nuovo finito la schiuma da barba, spesso accade il martedì e mi devo ricordare di sradicare quella maledetta bignonia.  L’ho curata con amore e terra ma lei non mi ha ridato neanche un fiore; soltanto infami foglie secche. Farà meravigliosi fiori rossi colorati di rubino, mi avevano detto. E invece no, soltanto foglie secche. Davvero tante foglie, secche e cadenti, che infestano il mio giardino e svolazzano al vento senza ritegno. Fanno cattivo odore. Come mutande indossate un’altra volta il giorno dopo. Anche l’ingratitudine, l’avarizia e l’egoismo fanno un cattivo odore.

 

Dovrebbe cambiare ogni cosa a questo mondo. O forse no, proprio tutto no.

La lametta in fondo ce l’ho e per una volta la barba posso farmela pure col sapone. Al limite anche tutti i martedì. La bignonia va cambiata, ma quella sera che abbiamo fatto sesso e amore da ubriachi non la cambierei mai. Ricordi? Dopo sono uscito a tirare gusci vuoti sulla spiaggia mentre la luna cresceva. Volevo avere la certezza di essere impazzito. Così, solo a vederti scalza e sentire il buon odore dei tuoi capelli. Sapevi di goccia salata di mare sulla maglietta e avevi uno splendido profumo di donna. Anche un libro appena aperto, gli occhi felici di un figlio e una tavola di amici fanno uno splendido profumo.

Sarebbe l’ora però che cominciassi a capire qualcosa in più di me. Sono le due di notte.

Ogni volta che sfilo i calzini mi rendo conto che non vedo mai il verso giusto quando li indosso. Un po’ come quando scopro una strada dopo averla finita; guardo in basso e ho le scarpe rotte. Così scrivo. Bevo un goccio, esco fuori e scrivo. T’incontrassi più volte a quell’angolo mi farebbe meno paura pure il tempo. Persino quelle foto stronze con gli occhi chiusi e le palpebre rosse mi darebbero meno noia. Però so che mi piacciono quei localini dove suona gente stonata; mi piacciono le ali degli aerei, i sugheri bagnati di vino e gli abbracci dove non passa aria. Mi piaccio pure io quando ho voglia di parlarmi da solo e salire sul palco di un teatro. Credetemi sono strano, ma mi amo e amo. Pure quando chiedo aiuto, che già ve l’ho detto.

È sempre la gente sola che ti parla, ti sorride e ti ascolta un po’ di più.

(Andrea Improta – Foto dal web)