LETTERA AD UNA FIGLIA

Cara Valeria,

è un pomeriggio di fine maggio, quasi freddo, guardo fuori dalla finestra: sta diluviando, come fin troppo spesso, ormai, in questo anomalo mese in cui la tanto attesa primavera ha continuato a farsi attendere, indifferente ai nostri desideri come pure ai nostri lamenti.
Ed è così che oggi, stamattina, allora, ho cominciato quasi senza accorgermi a riordinare un po’ le cose stipate negli armadi della tua stanza, quella stessa stanza che ti vide crescere e traformarti, da tenera bambina ad adolescente ribelle, a modo suo, fino alla ragazza e alla donna che ha infine lasciato il nido, molti anni fa, spiccando il volo verso lidi lontani. Sempre più lontani.
È così che, tra vecchi testi scolastici, quaderni di liceo e antiche scatole decorate in cui scegliesti di custodire i tuoi preziosi ricordi di quegli anni verdi e conflittuali, ho ritrovato questa fotografia, da sempre una delle mie più care, che da molto tempo non rivedevo più.
Avevi solo quattro mesi, eravamo a Riccione, giugno 1985, dove insieme ai nonni avevamo preso in affitto per tutto il mese una villetta vicino al mare.
Se ci ripenso, mi rivedo, sai.
Mi rivedo in quel giardino ombroso mentre spingo avanti e indietro la carrozzina per farti addormentare…
Mi rivedo sulla riva del mare, ogni giorno, alle 6 di mattina, dopo averti allattato, per farti respirare l’aria fresca e ricca di iodio prima che la calura estiva si rialzasse e la spiaggia si affollasse di persone e di rumori…
Mi rivedo con quel vecchio pareo arancione, come in questa foto, così semplice ma anche tanto comodo per contenere e nascondere (a che pro, poi?) quelle mie morbide fattezze di giovane neo-mamma prosperosa…
Sì, mi rivedo, sai.
E in un attimo mi scorrono davanti agli occhi, nella mente, quei giorni, e poi gli anni a seguire, via via, uno dietro l’altro, e con essi le mille vicissitudini di una vita spesa tra famiglia, casa, lavoro, consapevole che stessi ormai crescendo e che, nonostante “tutto”, sai, saresti riuscita a trovare e percorrere la tua strada, prima o poi.
Con tutte le soddisfazioni e gli ostacoli di rito.
Perché ci vogliono pure quelli, sai, per mettere alla prova le nostre risorse, per maturare, per evolvere, per comprendere.
Infine, per comprendere.
Anche e soltanto “dopo”.
Sperando non sia troppo tardi…
Mi sono fermata per lunghissimi minuti a riguardarmi questa immagine, non se n’è mai andata dalla mia memoria. Mai.
E anche oggi, dopo tutto il lunghissimo tempo trascorso, dopo aver vissuto dieci anni a Londra, dopo mille e mille giorni, esperienze, sogni, delusioni, speranze e progetti, oggi, ora che vivi lontanissima, in quell’Africa che sempre hai tanto amato, anche oggi, sì, ho rivissuto in un secondo i tuoi 34 anni da allora, da questa fotografia ormai antica e sempre viva, e sempre nuova, nel cuore.
Sei lontana, da una vita, figlia mia.
Eppure, non mi sei mai stata tanto vicina come ora, in questo momento di ricordo e riflessione, dove l’emozione si mescola con l’amore mai spento di una madre che ti ha portata dentro, nelle viscere, sì, ma soprattutto ti porta dentro “ora”, anche se non ci sei.
Abbi cura di te, Valeria.
Ti amo, figlia mia lontana.
Per sempre.

mamma