«Era una delle tante giornate grigie di Milano però senza la pioggia, con quel cielo incomprensibile che non si capiva se fossero nubi o soltanto nebbia al di là della quale il sole, forse.»

Dino Buzzati, Un amore
(incipit)

È bella, Treviso.
Ci torno sempre volentieri, in solitaria, e preferisco così, per potermi gustare il suo bel centro storico, le viuzze, i canali, i begli scorci di angoli appartati ma ben vivi e condivisibili insieme, l’atmosfera serena e gioviale di una piccola città ricca di bellezze da (ri)scoprire e gente laboriosa ma che sa anche, giustamente, godere del privilegio di vivere in una realtà ancora a misura d’uomo.
Vi sono tornata, come tante altre volte, appena qualche giorno fa.
Ed è stato proprio durante uno dei miei soliti giri in centro, in una giornata grigia di pioggia, che mi sono casualmente ritrovata davanti alla vetrina di una bottega (mi piace questa espressione, mi suona più ‘veneta’ di negozio) che mi ha subito colpita e, poi, affascinata.
Trattavasi di un locale, in una stradina del centro, che rivendeva vecchi libri, forse usati, di edizioni antiche e oggi forse introvabili…
Così, sono stata subito attratta, osservando la vetrina, da questa ormai superata edizione di “Un amore”, di Buzzati, un romanzo che ebbi l’occasione di leggere una vita fa, ancora ragazza, e che allora mi aveva avvicinata alla sua scrittura, al suo stile, che mi indussero poi a leggere altre sue opere e delle quali anche “mi innamorai”, decidendo infine di portare il suo “Deserto dei Tartari” quale testo da presentare per la mia ‘tesina’ all’esame di maturità, una vita fa, ormai…
Entrare in quel locale, percepire l’odore, anzi il profumo di tutta quella carta antica, respirarlo, poterlo toccare con mano accarezzando copertine, pagine e risvolti di libri ormai quasi introvabili e dal fascino, per me, immortale, mi ha donato emozioni ben conosciute eppure sempre nuove, una coccola per l’anima, se vogliamo, un piacere sottile ma tenace, ben presente e vivo, ieri come oggi.
E ne sono uscita, infine, sorridendo, da quel negozio, grata al fato che, senza preavviso alcuno e con pura casualità, mi aveva condotto fin lì. Ci avrei sicuramente trascorso la mia giornata, avendolo potuto fare…
Ecco, vedi?, sono queste (anche) le piccole grandi gioie della vita, non credi?
E se ancora non lo credi, sai, hai ancora un po’ di strada da percorrere…
Fuori, sì.
Ma soprattutto “dentro”. Di te.