DOLORES E LETICIA

Le incontrai per la prima volta in una piccola libreria della periferia di Leòn, una cittadina situata nel nord della Spagna, e a prima vista Dolores e Leticia sembravano due perfetti opposti. La prima aveva lunghi capelli di color carbone, la pelle di un bianco pallido e due guance rosso fuoco come la bocca ricoperta da un leggero strato di rossetto. Aveva un viso snello, un naso piccolo e due occhi cupi e profondi tendenti alle tonalità del marrone. Portava una lunga felpa nera e una giacca del medesimo colore con un paio di jeans scuri e delle scarpe di una qualche marca famosa.

Da quanto ricordo era di alta statura e aveva un portamento fiero e serio quasi quasi… freddo, il suo sguardo era spento e distaccato come se con quegli occhi avesse visto tutte le cose belle che c’erano da vedere e nulla più al mondo avrebbe potuto sorprenderla. Forse era semplicemente perché era presa dalla trama del libro che stava leggendo, eppure una parte di me sapeva che c’era qualcosa sotto. Quella ragazza aveva avuto e aveva perso, aveva sofferto e aveva amato, è stata ferita ed è riuscita a guarire; eppure le cicatrici erano segni invisibili rimasti sulla sua pelle.

La seconda invece era l’esatto opposto.

I suoi capelli sembravano raggi di sole e i suoi occhi invece grandi gocce d’acqua, aveva un piccolo naso ricurvo all’insù e una bocca dallo smagliante sorriso. Indossava una felpa di una band famosa e un paio di pantaloni larghi a vita alta che esaltavano la sua corporatura snella. Era di statura media e aveva uno sguardo solare e spensierato, come quello di un bambino non appena vede l’arcobaleno.

Una persona che, capii sin da subito, si godeva ogni secondo che la vita aveva da offrire con quel modo curioso e attento di osservare le cose e con quella voglia di non perdere mai la speranza che solo le perle più rare avevano. Una ragazza che non vede l’ora di vivere e di provare, di amare e di sognare, di vedere tutto quello che c’è da vedere e di sentire tutto quello che c’è da sentire, di curiosare; anche se non sa che la curiosità non è sempre una buona cosa.

D’un tratto venni riportata alla realtà da Leticia che si spostò dalla sezione fantastica a quella dei gialli, ma solo dopo aver attraversato tutta la libreria a passo svelto capii che si stava dirigendo verso Dolores. La bionda le porse il libro che aveva in mano, le mostrò la copertina ed entrambe risero a bassa voce e solo in quel momento realizzai che erano amiche. Due come loro che sembravano perfette sconosciute erano invece molto più di questo, erano amiche e avevano un modo di parlare così naturale e sincero da sembrare quasi quasi sorelle.

Se Dolores era la personificazione della sofferenza e del dolore allora Leticia era quella della felicità e della spensieratezza, erano come il sole e la luna, come lo yin e lo yang, una era la conseguenza dell’altra.

Erano due opposti; eppure combaciavano perfettamente.