La povera Clotilde strizzava gli occhi cercando di forare l’oscurità che avvolgeva la strada ed il bosco, nell’ingenua speranza di vederlo tornare. Niente, ora non si udiva neppure più il cigolio del carro ma solo il rumore della tempesta che sembrava ora essere un tutt’uno con quella che le stava devastando il cuore.
“ Forse stava arrivando qualcuno e si sarà dovuto nascondere per poi ritornare a prendermi”, si raccontava illudendosi.
Aspettò per parecchio ancora mentre lì, esposta alle intemperie, era ormai ridotta ad un povero cencio tutto acciaccato ed inzuppato che chiamava con voce sempre più fioca e tremante: “ Morello…Morello”.
Non eccelleva certo per prontezza di pensiero, lei, né per intuito ma alla fine l’amara verità riuscì ad aprirsi un piccolo varco nel suo cervello, varco da cui partì una staffilata dritta al cuore. E finalmente realizzò d’ essere stata ingannata, illusa, derubata, umiliata.
Ma la rabbia ed il dolore che le montavano dentro si raggelarono subito al sopraggiungere del secondo ed altrettanto terribile pensiero : suo padre, cosa avrebbe detto quando si fosse accorto del furto dei gioielli?
Decise infine di rientrare ma, senza il candelabro spento dalla pioggia, avrebbe dovuto scendere nel buio più totale tutti quegli irregolari gradini badando anche a non fare rumore o inciampare in qualcosa.
Era stremata dalle emozioni ed agitata dalla paura d’incontrare qualcuno a cui dover giustificare le sue condizioni così disastrose. A tentoni scese, in un tempo che le parve infinito, tutti i 70 scalini della torre e, giunta al corridoio, si acquattò dietro un angolo per controllare la situazione. Invecchiando, il sonno del suo genitore s’era fatto più lieve e sarebbe bastato uno scricchiolio o un minimo colpo di tosse per farlo destare.
Stava riflettendo su come fare quando vide avvicinarsi la luce di un lume. Era Cettina, la cuoca, che dalla stanza che abitava nel sottotetto si recava di sotto in cucina a preparare il pane per il giorno. La chiamò a gesti facendola sussultare dallo spavento ma lei per fortuna riuscì a trattenere il grido.
“ Va’ in camera mia e portami un asciugamano e la camicia da notte”.
In tal modo, vestita come consono all’ora, pote’ rientrare in camera, non vista.
Si gettò sul letto e dette sfogo al suo dolore e alla sua rabbia ‘ alluvionando’ stavolta il cuscino.
Maledisse Morello, il vigliacco. Maledisse il destino che l’aveva fatta nascere lì. Maledisse la notte e la tempesta. Maledisse il suo cuore così ingenuo. Maledisse suo padre che la costringeva a sposare chi non amava. Maledisse pure il suo scarso acume e poi, alla fine di tanti e tali anatemi, finalmente si addormentò.
______________________________________________________________________________
La luce che filtrava dagli scuri ed il parlottare della servitù in cucina al piano di sotto la ridestarono quasi fosse un mattino uguale a mille altri .
No, non lo era affatto: tra poco si sarebbe scoperto che erano spariti i gioielli e pure Morello e certamente l’associazione tra i due eventi sarebbe stata ovvia.
Di Cettina poteva fidarsi, anzi le avrebbe chiesto di aiutarla facendone una sua complice e concordando con lei la testimonianza. Avrebbe certo trovato poi in seguito un modo adatto per ricompensarla, visto come le brillavano gli occhi quando maneggiava i bei vestiti ed i monili!
Così quando il conte Romualdo Roberga Sproventi Dalmazi Proventini, per i pochi amici Mumù, entrò nello studio e vide la cassaforte aperta e priva del suo prezioso contenuto, un urlo potente scosse quelle mura.
Fu chiamata la servitù a rapporto per sapere se fosse stato notato qualcosa di anomalo in precedenza. Cettina , con fare esitante quasi si dolesse a raccontarlo, disse: “ Non so, signor conte, nulla ho notato tranne che una volta… ma penso non sia il caso di dirlo, mi pare impossibile…”
“ Tocca a me dire ciò che è importante o no. Tu stai nei tuoi ranghi e pensa meno. Dì cosa hai visto, te lo ordino!”, intimò il conte.
Allora Cettina, con fare dispiaciuto, continuò: “Una settimana fa ho sorpreso nello studio Morello, il figlio del giardiniere. Alla domanda di cosa stesse facendo lì e perché, m’ha risposto che intendeva affacciarsi alla finestra per vedere dall’alto l’effetto cromatico dei nuovi fiori impiantati e controllare l’efficacia della geometria delle aiuole. Pensai che fosse un ragazzo alquanto scrupoloso anche se, in verità, si trovava più vicino alla cassaforte che alla finestra. “.
A nulla servirono i giuramenti del padre giardiniere circa l’onestà e la bravura di suo figlio; il fatto che fosse sparito era già una prova di colpevolezza.
Il colpo di grazia lo dette Clotilde : “ Padre, tempo fa stavo seduta in giardino a leggere quel bellissimo libro di racconti che ci ha inviato la zia Sophia da Londra, quello intitolato ‘ Monkey Reader’. Quell’impudente di Morello che gironzolava lì attorno ha preso a dire, senza essere interpellato, che quella vita non era per lui e che ambiva a qualcosa di meglio solo che avesse avuto i mezzi per iniziare. Si vantava di avere un cugino a New York che aveva avviato una produttiva attività a cui desiderava associarsi, solo avesse avuto un po’ di soldi per partire. “
“ Quindi intendeva andare in America?”
“ Bhe, si, ed ha detto pure che ogni mercoledì e venerdì parte un piroscafo da Genova… sembrava deciso e ben informato, il fellone.”
In tal modo Morello non ebbe proprio scampo perché il conte sguinzagliò tutti i suoi sgherri ed altri ancora ne reclutò dai suoi amici a cui chiese aiuto. Fu acciuffato in una taverna del porto di Genova ove era alloggiato in attesa della partenza. Venne malmenato con ‘virile determinazione’, costretto a restituire il mal tolto e poi, a calci sul fondo schiena, fu caricato sulla prima nave in partenza, destinazione Australia.
Dal suo canto Clotilde si leccò per un po’ le ferite ma poi accettò di sposare il marchese Gaston De Chatuille anziano, narcolettico e con i sensi appannati a cominciare dall’olfatto e la vista. Andò quindi a vivere a Parigi dove scoprì decisamente un nuovo mondo ove i piaceri più raffinati passavano anche attraverso una maggior cura del corpo. Scoprì un nuovo prodotto per l’igiene orale a base di un sapone profumato da applicare sui denti tramite uno spazzolino Scoprì anche che lavando i capelli con un apposito sapone, essi acquistavano lucentezza e volume. Scoprì, poi, che l’ampio castello del marchese aveva un parco intorno così ampio e così ricco d’angoli appartati per la cui cura decise di assumere personalmente un altro baldo giardiniere giovane, bello e assai vigoroso, molto solerte a qualunque istanza. Va da dire che Matilde si dedicò spesso alla lettura in giardino che, si vedeva, le faceva assai bene a giudicare dal suo umore e da come le brillavano gli occhi quando rientrava.
Di Morello non si seppe più nulla.
Foto web.
.