«Allora Salmon prese da parte pere Frédé e gli disse: “Me lo impresti Lolo?”
A queste parole pere Frédé si girò e posò la pentola di rame che stava pulendo.»
«Cosa?»

«Aspetta, aspetta» gli dice Nadine, «chi sarebbe pere Frédé?»
Max Jacob allarga le braccia e guarda Augustin: «Ma come, non gli hai raccontato le cose più importanti?»
«Quali sarebbero queste cose?» incalza ancora la ragazza.
«È uno scherzo fatto qualche anno fa proprio qui vicino» dice Augustin.
«Uno scherzo?» esclamo Jacob scandalizzato, «LO scherzo!»
Al tavolo sono seduti Augustin, Jacob, Nadine, Jeanne e Modigliani, ed è chiaro come il sole che Max sta tenendo sulla corda Nadine per farla incuriosire sempre di più.
«Se volessi portartela a letto avresti usato la tattica perfetta» gli dice Jeanne con una punta di malignità.
Nadine guarda lo scrittore con curiosità, poi si volta verso Jeanne: «Davvero?»
«Sfortunatamente il nostro caro Max ha altri interessi» dice la donna, strizzando l’occhio, «ti consiglio Augustin.»
«Sì? L’hai provato?».
Augustin sobbalza è guarda Modigliani preoccupato, ma l’italiano è assorto nei suoi pensieri.
«Certo» continua Jeanne, «non è male, anche se ogni tanto si addormenta.»
«Si addormenta mentre fa l’amore?» ride Ndine.
«No» precisa Augustin, un poco piccato, «non mi addormento quando faccio l’amore, ma mi capita di tanto in tanto di assopirmi… è una malattia.»
«Oh, allora devo essermi addormantata io!»
Le due donne scoppiano a ridere insieme, e Modigliani si riscuote, incuriosito.
«Cosa hanno?» chiede.
«Cose di donne» risponde Augustin.
«Facciamo un altro giro?» propone l’italiano. «Se hai i soldi, perché io…» e allarga le braccia.
«Qualcosa mi è rimasto» fa l’altro. «Non possiamo andare a credito?»
«Mica sono Picasso!» esclama Modigliani. L’ha detta come battuta, ma si sente che ci patisce, non si capisce bene per la fama che si sta conquistando lo spagnolo o per i soldi che cominciano a girargli per le tasche.
«Eh, Pablo è Pablo» dice Augustin, tirando fuori alcune monete dalla tasca, ma almeno per stasera ce la facciamo.»
I due uomini fanno cenno al cameriere, che si avvicina con una bottiglia di vino rosso.
«Due!» gli dice Modigliani. IL cameriere guarda Augustin che fa un cenno d’assenso.
«Oh, adesso sì che si ragiona!» esclama Jeanne, allegra. Poi si rivolge a Nadine ridendo: «Te l’avevo detto che questo tipo non è del tutto male!»

Gli occhi lievemente lucidi, Nadine si ricorda di cosa stavano parlando qualche minuti prima.
«Allora, lo scherzo dell’asino?»
«Quale asino?»
«Eddai!»
Jacob vorrebbe far finta di essersene dimenticato, ma non resiste alla tentazione.
«Dunque, quello che stava chiedendo in prestito l’asino era Salmon, non Dorgeles, come dicono tutti…»
«Calma. Chi erano Dorgeles e chi era Salmon?».
«E basta!»
Jeanne abbraccia Modigliani, che era esploso.
«Dai, cos’hai?»
«Lasciami stare!»
La donna non risponde, ma insiste e dopo un po’ l’italiano si calma.
«Fa sempre così?» chiede Nadine.
«Solo quando è ubriaco»
«Quindi praticamente sempre!» ride Jacob.
«Non essere cattivo!»
Lo scrittore sorride: «Lo sai che gli vogliamo tutti bene.»
Nadine ha guardato tutta la scena, ma è rimasta in attesa. Max Jacob se ne accorge.
«Dunque, facciamo un po’ d’ordine: André Salmon, l’organizzatore dello scherzo, era, cioè, è, perché per fortuna sono tutti e due vivi e vegeti, un critico d’arte. L’idea era la sua, ma non poteva presentare il dipinto perché avrebbe sollevato dei dubbi, quindi l’ha fatto fare a Dorgeles, che era di casa al Lapin Agile…»
«Fatto fare cosa?»
«Lo scherzo. Una volta avuto in prestito l’asino Salmon, con l’aiuto di… ehm… qualcuno di noi…»
«Figurati!» interviene Jeanne, «c’erano Matisse, Utrillo, Derain…»
«Comunque, qualcuno pensò bene di legare un pennello alla coda dell’asino e fargli dipingere un quadro che Dorgeles presentò al Salon des Indépendants del 1910 attribuendolo ad un pittore futurista italiano, Joachim-Raphaël Boronali, inventore del movimento pittorico dell’Excesivismo. Il quadro, intitolato “Et le soleil s’endormit sur l’Adriatique” ebbe una buona accoglienza della critica e suscitò l’ammirazione del pubblico.»
«E cosa disse Boronali?»
Tutti scoppiano a ridere, meno Modigliano che si è assopito.
«Ma allora non sei stata attenta! Boronali non è mai esistito!»
«Oh!»
«Questo scherzo ha anche un nome famoso» dice Augustin, “L’affaire du tableau peint par un âne”, come a voler dimostrare che i veri asini sono i critici.»
«E il pubblico!» dice Modigliani, «come ho sempre sostenuto.»
«Toh, si è svegliato!»
«Non stavo dormendo» protesta l’italiano.
«Infatti non l’abbiamo sentito russare» disse Jeanne.
«Un altro giro?»
«Va bene, ma l’ultimo.»
Visto che Jeanne è impegnata a tenere Modigliani, Jacob si alza e va direttamente al banco a prendere una bottiglia, che posa rumorosamente sul tavolo.
«Eh, bei tempi!» esclama, «non c’era la guerra e tutti gli amici erano con noi.»
Un velo di malinconia cala sul tavolo. Tutti hanno in mente qualcuno che è partito e non è più tornato. Da mesi ad ogni lontano boato sussultano: saranno tuoni o bombe tedesche? Sembra impossibile che siano passati così pochi anni!