Angel Devil, elegantissimo nello smoking di Armani, che pur s’intravedeva sotto il mantello nero, aveva fatto il suo ingresso nella sala sfolgorante di luci e di ori, al braccio di una meravigliosa Grace, vestita blu notte, e di un’incantevole Hillary, in rosso, scortato da tutte le altre: Matty, in viola, con in braccio Fuliggine, lo stregatto, che sfoggiava, a mo di collarino, un delizioso papillon color lavanda, Lucy, in argento, Irin in azzurro, Patty in turchese, Marilyn in verde (anche lei parte del drappello, grazie alla magia di Grace che l’aveva temporaneamente dotata di un paio di gambe).
La scenica entrata del gruppo, aveva calamitato l’attenzione di tutta la sala: le signore, avevano occhi solo per Angel Devil, che sfacciatamente ricambiava con quello sguardo incantatore e diabolico che solo lui, e Jack Nicholson, fra tutti gli uomini possiedono.
C’era stata l’anteprima, una cena molto piccante, afrodisiaca, abbondantemente innaffiata da un pregiatissimo “Gout de Diamants” il Dio degli champagne (costo a bottiglia 1,5 milioni di euro, ma Angel Devil per quanto carogna fosse in alcuni momenti, era anche l’uomo più generoso del mondo, almeno con le sue ragazze…almeno quando era in vena…almeno quando non era troppo arrabbiato…almeno quando era… ok, in poche occasioni…vabbè, solo in quelle astrologiche concomitanti con il transito di Saturno
E questa lo era.
Angel Devil aveva parecchie cose da farsi perdonare (scontare, avrebbe sottolineato Grace, in questo frangente la più arrabbiata di tutte) seppure lui, come tutti gli uomini, non ne era minimamente consapevole, ma questo non poteva essere di certo la giustificazione per un assoluzione.
Troppo lunga la lista delle sue malefatte.
Ora gli sarebbe stato presentato il conto.
Un conto salatissimo.
Ovviamente, all’inizio ognuna aveva pronta la sua personale punizione, come quella proposta da Hillary di trasformarlo nel “Commissario Borghi”, una delle tante vittime innocenti di Angel Devil, solo per fargli capire cosa si prova a stare dall’altra parte della storia.
Magari si sarebbe anche redento.
– Troppo facile. Non se la può cavare con così poco –
Aveva obiettato Grace, davvero arrabbiata
– No, occorre una lezione coi fiocchi. Lo dobbiamo colpire dove batte il suo cuore, nell’unica cosa che lui ritiene sacra, e di cui si fa vanto: la scrittura! –
– Ma così lo uccidi –
Marilyn quasi piangeva
– Grace, hai pensato alle conseguenze? Immagino la monotonia della nostra vita senza di lui –
E tutte, all’unanimità, avevano concordato su questa riflessione di Matty
– Sono dello stesso avviso di Matty: senza Angel Devil non sarebbe più lo stesso. È vero che è un gran rompiscatole, e in questo campo è imbattibile, ma non è un motivo sufficiente per toglierlo dalla circolazione. –
Era intervenuta Patty con un tono di voce che non ammetteva repliche
– Se metti in atto questa vendetta diventerai come lui. Vorrei comunque ricordarti che Angel Devil non si è mai spinto con noi fino alle estreme conseguenze –
Aveva ribadito Irin contrariata
– Neppure io arriverò alle estreme conseguenze: sarà solo uno stop temporaneo. Tanto per fargli capire con chi ha da competere –
Grace, che neppure Belzebù avrebbe distolto dal suo proposito, tentava una mediazione, un accordo, un punto su cui convergere per non rompere l’amicizia con le altre, a cui era legata da un affetto sincero. Lo stesso che provava per Angel Devil, ma che ultimamente, però, aveva raggiunto limiti d’insopportabilità e così, ecco, qualcuno doveva pur rimetterlo a posto.
– Grace non ha tutti i torti e il suo piano non mi sembra che metta in pericolo la vita di Angel Devil, anzi ridimensionarlo un po non potrà fargli altro che bene Quel diavolaccio ha 7 vite come i gatti. A proposito, Fuliggine dove s’è cacciato? ah…eccolo, è sotto il tavolo e sta redigendo il verbale di questa assemblea straordinaria Bravo Fuliggine, meglio metter nero su bianco, così qualunque sia l’esito della faccenda nessuna potrà esimersi dalle proprie responsabilità –
Aveva concluso pragmatica Lucy
– Ricambiamolo con la sua stessa carta, visto che voleva trasformarci in pesci per la sua cena, organizziamone una e ce lo cuciniamo noi, stavolta, a fuoco lento e perbenino –
Aveva proposto Matty (quella stessa che non voleva nessuna vendetta: ah, noi donne, nessun diavolo potrà mai competere con noi sul piano dei cambiamenti degli umori e delle idee, dove siamo maestre)
– Io so quando è il momento più giusto per agire, ma voglio in cambio un paio di belle gambe con caviglie sottili e decoltè da sballo, con tacco a stiletto –
Questa la timida, ma decisa richiesta, di Marilyn
– Il tuo desiderio sarà esaudito. Un desiderio di serie B. Ma capisco la tua necessità –
Aveva risposto Grace, la capobanda, accondiscendente
– Se vogliamo che la faccenda vada in porto, aspettiamo Saturno al cui transito agganceremo il destino di Angel Devil. Una garanzia in più se qualcosa dovesse andar storto nel nostro piano, con Saturno contro, non avrà scampo –
Il diabolico suggerimento di Marilyn a cui tutte avevano applaudito entusiaste.
Nessun diavolo sa essere più diavolo di una donna, figuriamoci di un’intera congrega, per di più stregonesca, che alla fine della festa Angel Devil dovrà fare i conti con quella che gli sembrerà una inevitabile emicrania da dopo sbronza, anche se è accaduto di tutto in quella festa, dietro il separè, che di piccante non c’è stata solo la cena, anzi…peccato, però, che di tutte quelle strabilianti, sensuali performance inscenate dalle sue ragazze, Angel Devil non ricorderà nulla, perché l’amnesia indotta per inibirlo nella capacità della scrittura, avrà effetto anche sui centri nevralgici della memoria, azzerando i ricordi più recenti.
Lo scrivere, per me, non è vivere nel virtuale, ma in questo mondo reale dove non solo ESISTO ma CREO. E' una sensazione meravigliosa che non m'avvicina a Dio, ma a me stessa. (Marilena Migiani) Mi sono innamorata da bambina della parola pensata, del suo potere evocativo, magico. Nel mio vocabolario di allora pochi termini, molto elementari e forse con gli accenti sbagliati, ma capaci di strapparmi a quella solitudine che troppo spesso si tramutava in pianto, e spalancare finestre su mondi fantastici o semplicemente meno desolanti. Pensavo le parole e le vestivo di colori, così come vestivo la mia bambola (avevo una bambolina minuscola, molto essenziale, alla quale confezionavo gli abiti con la carta delle caramelle). Le mie parole evocative avevano odore di caramella. Le parole, anche quelle silenziose, quelle solo pensate, annullano il vuoto opprimente della solitudine. Questo devo aver intuito da bambina, così m'inventavo una favola, ed il finale era sempre bello (a quel tempo credevo ancora molto al lieto fine). Quando non inventavo elaboravo le storie sentite, le stravolgevo, le rendevo diverse da quello che erano in origine. Difficilmente accettavo la storia così come mi veniva proposta: dovevo vestirla con una carta di caramella, e solo io potevo deciderne il colore e il sapore. Ho sempre scritto da quando ho imparato a tenere la penna in mano. Poi c’è stata una lunghissima interruzione dovuta alla nascita di mio figlio, non solo per gli impegni della maternità ma anche perché scrivere e riporre le storie nei cassetti lo trovavo deprimente, perché chi scrive vuole essere letto. Ho ripreso in età ormai adulta, dopo molteplici vicissitudini esistenziali e durante il periodo più buio della mia vita, quello della depressione, su suggerimento dello psicologo e spronata da mio figlio. Scrittura terapeutica. E per me salvifica. Nel gennaio del 2008 ho aperto il blog “Antro Della Strega” che all’inizio era soprattutto diario on line e poi è diventato anche il quaderno dei miei racconti. Se non ci fosse stato internet credo che non avrei più scritto. La blogosfera mi ha dato modo non solo di pubblicare ma anche di conoscere ed entrare in contatto con altre realtà, confrontarmi con esse ed ampliare la mia visuale sul mondo. E sulla scrittura. … e se all’inizio, e per lungo tempo, il colore della mia scrittura è stato bianco rosso e nero, contaminazione dark nelle pagine del mio diario e nei miei primissimi racconti, poi, nel corso degli anni, e sul filo della mia evoluzione personale, è diventata a colori (perfino con inclusioni al neon), fino al più recente bianco e nero, nella tonalità brillante delle pellicole dei vecchi film restaurati per la visione di un pubblico nuovo. E’ per quel pubblico che scrivo e continuerò a scrivere.
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