LA NEBBIA
Una nebbia da tagliare col coltello costrinse Frank a fermare l’auto ai margini del bosco. Non vedeva a un palmo dal naso. Notò, anche se a malapena, la sagoma di un edificio. Si avvicinò e cercò la targhetta col nome del proprietario, eccolo: LEGNA – ETROM.
Bene – pensò – una coppia vive qui, chiederò di farmi telefonare in ufficio per avvisare del ritardo.
Suonò il campanello che, invece di un trillo, emise un suono simile a quello di un trombone, piuttosto inquietante. Sentì dei passi all’interno e dopo pochi secondi la pesante porta di legno massiccio si aprì lentamente facendo apparire un uomo grande e grosso vestito di tutto punto.
“Desidera?” – disse con voce cavernosa.
“Scusi il disturbo, sono stato disorientato dalla nebbia, potete farmi telefonare in ufficio? Per favore”.
“Entri, chiedo al mio Padrone”.
Frank restò allibito: – Padrone? Ma chi sarebbe costui… un maggiordomo? Cominciò a guardarsi intorno e una certa inquietudine cominciò a serpeggiare nel suo corpo; quei pesanti tendaggi di velluto scuro alle finestre del salone, l’arredamento austero, i candelabri sul camino di marmo e per ultimo… la musica greve e solenne dell’organo che metteva i brividi nella schiena. Cercò di distrarsi, in attesa che arrivasse il “padrone”, e cominciò a girare per il grande salone, osservando i moltissimi quadri appesi alle pareti e i trofei di caccia sistemati in un grande gazebo in fondo al salone.
Proprio in quell’istante la musica cessò e il “Padrone” fece il suo ingresso nella stanza.
Era un uomo alto, magrissimo, vestito di nero, appena vide Frank disse:
“Cosa vuoi forestiero?”
Balbettando, il povero Frank rispose:
“Vorrei telefonare in ufficio… posso?”
“No!”
“No? Oh, allora tolgo il disturbo, me ne vado… ecco… io”.
“Dove credi di andare uomo? Non hai capito chi sono io dunque?”
“N-no, veramente no. Ma non voglio disturbare, me ne vado…”
“Hai letto il mio nome?”
“Sì, mi par di ricordare Legna Etrom”.
“Leggi al contrario”.
“Al contrario? Ma che scherzo è questo? E va bene… Angel – Morte…???”
“Esatto! Non te ne andrai più da questo posto. Vieni con me”.
Il povero Frank atterrito e incredulo lo seguì come un automa. L’Angelo della Morte lo portò nel punto dove la sua auto si era fermata.
“Ecco, guarda”.
L’urlo di terrore di Frank echeggiò in tutta la vallata; il suo corpo senza vita giaceva curvo sul volante della sua automobile schiantatasi contro un albero a causa della nebbia. Il clacson suonava in continuazione, poiché la sua testa gli si era accasciata sopra.
“Frank, Frank! Spegni la sveglia accidenti!”