IL TORPORE DI JANE NELLA VASCA DA BAGNO
…così mi sono ripresa da quel lungo, o breve torpore, che non saprei giudicare la sua durata, che m’ha colto nella vasca da bagno, e ne sono emersa accingendomi poi con grande premura a riguadagnare il tempo prestato all’oblio, che già ero in forte ritardo e tutti mi aspettavano sul set per il ciak finale.

IL CIAK FINALE: L’IMPICCAGIONE DI LENI
Il ciak finale, la scena dell’impiccagione, quella per me più difficile da recitare, un intenso primo piano sul mio volto atterrito mentre i miei occhi fissano il cappio, la cui lugubre ombra dondola solitaria sulla parete, monito beffardo che in realtà, ad onta del titolo (Non siamo soli) ci dice che, invece, soli lo siamo, soprattutto nel nostro ultimo giorno.

Il tuo sguardo, Jane, mi ha detto il regista, affida a quello le tue battute mute, quelle che la ragione, davanti all’ineluttabile, non riesce più a compitare attraverso la voce, e devi decisamente convincere noi, come il pubblico della sala, del sentimento pesante della paura mentre sei ancora viva e respiri già la tua morte.
Un ultimo intenso primo piano, Jane, è quello che vogliamo da te, che la storia è buona ed il pubblico incondizionatamente amerà Leni, giustiziata senza aver commesso colpa alcuna se non quella d’essersi innamorata dell’uomo di un’altra.

RIFLESSIONI DI JANE SU STESSA E IL PERSONAGGIO DI LENI
Scivolo via dalla vasca che si è fatto tardi e basta elucubrare, la scena va girata sul set e non rivoltata all’infinito nella mente, che è pur vero che la morte è così estranea ai miei pensieri che mi risulta doloroso essere Leni ed interpretare la sua paura, ma sono un’attrice e in questa recitazione darò il meglio di me, che così chiedono il regista, la critica ed il pubblico, ma dopo questo film non vorrò più saperne di tragici ruoli, che questa scena mi strazia, e la morte, nonostante tutto, non riesco a sentirla, anzi, mai sono stata così eterea e leggera, che la vita è un incanto ed io così fortemente l’amo come mai Leni potrà più amarla.

IN PROGRAMMATO RITARDO
Ma lei è l’eroina di una storia fantastica ed io, invece, una donna reale, e come tale ora m’affretto, che proprio come una diva, in programmato ritardo, mi sarò fatta aspettare.

LO SCONCERTO DELLA REALTA’
Ma lo specchio è solo una vuota cornice dove il vetro non ha più riflesso, ed invano io cerco l’immagine mia, come una folle percorro la casa dove nessuna superficie però mi rivela, ed allora mi cerco nel mio corpo coperto di schiuma dove solo le mani paiono ancora reali, ma la voce non c’è, ed è muto il mio urlo che potente risuona nella mia testa e le cui vibrazioni infrangono gli specchi di tutto il creato, che ora provo lo stesso terrore di Leni davanti alla morte, che se per lei è il cappio, per me, invece, è lo specchio, dove invano mi cerco.

LA MORTE DI JANE
E torno alla vasca, a quella mia tomba dove giaccio coperta di schiuma, solo un braccio ancorato alle freddi pareti, e il resto di me sepolto dall’acqua.

Che inganno la vita!
Che inganno la morte!