Pandora, Zig, Zag e Twin erano quattro creature, chiamarli animali è troppo riduttivo, che vivevano su una bellissima terrazza sui tetti di Genova.
Si occupavano di loro tre umani i quali lo facevano con amore ed efficienza.
La prima ad arrivare sulla terrazza era stata Pandora, una setter irlandese naturalmente rossa di pelo, due lunghe orecchie e dolci occhi color nocciola.
L’avevano chiamata così in onore del personaggio creato da Hugo Pratt e come lei era bella, sensibile e un po’ ingenua.

Zig e Zag erano due usignoli giapponesi che non stavano mai fermi e con i loro salti da un bacchetto all’altro della voliera venne naturale chiamarli così.
Zig , il maschio, faceva meravigliose serenate a Zag, la sua compagna che rispondeva con dei pigolii.
Twin, l’ultima arrivata, era una gattina tigrata, con un musetto vispo, troppo vispo, due occhi verdi e gialli, una coda lunga e secca.
Nata sotto il segno dei gemelli , venne chiamata con la traduzione in inglese Twin, nome più adatto a un gatto essendo più corto e facilmente riconoscibile.
Twin, al suo arrivo, gettò lo scompiglio sulla terrazza dove Pandora faceva le sue lunghe dormite al sole e gli uccellini i loro voli.
Fece subito capire che aveva intenzione di diventare la padrona anche se era l’ultima arrivata.
Qualsiasi fosse il luogo dove Pandora si rifugiava per i suoi riposini Twin la scovava e con le unghie e con i denti la cacciava per fregarle il posto.
Per non parlare di Zig e Zag che si rifugiavano negli angoli più remoti della voliera per sfuggire ai suoi artigli.
Questi attacchi erano più comprensibili, istinto felino, ma bisognava prendere seri provvedimenti.
E’ quello che fecero gli umani che si occupavano di loro.
Zig e Zag furono relegati in cucina con la porta ben chiusa, Pandora e Twin usufruivano a turno della terrazza.
Pandora, mortificata per il comportamento di Twin, veniva portata a fare lunghe passeggiate nei boschi o corse nei prati ed era bello vedere la sua felicità e la sua eleganza.
Zig cantava a più non posso e Zag era molto compiaciuta di tutto questo corteggiamento.
Twin si sfogava catturando gechi  e poveri uccellini di passaggio.
Li portava in casa come trionfi e rimaneva esterrefatta quando gli umani sottraevano le sue prede e ridavano loro la libertà.

Con il passare del tempo  Twin si calmò un pochino e la tranquillità ritornò sulla terrazza.
Pandora, per farsi rispettare, si vendicava delle angherie di Twin mangiando la sua pappa.
Zig e Zag  erano più rilassati perché Twin aveva capito che non avrebbe potuto catturarli e quindi si limitava a guardarli come se li vedesse alla TV.
I quattro abitanti della terrazza erano felici del loro stato però avevano una prerogativa; facevano sogni ricorrenti che li portavano in paesi e in tempi lontani.
Pandora sognava di essere in Irlanda (non per niente era un setter irlandese).
Viveva in una casetta che era semisommersa da enormi ortensie.
Davanti c’era un immenso prato che, in leggera discesa finiva in un laghetto.
Pandora faceva lunghe corse in questo prato che odorava di erba umida: in Irlanda piove spesso.
Poi si tuffava nel lago e inseguiva gli arcobaleni che si tuffavano dal cielo nell’acqua.
Aveva molto tempo per giocare perché il suo unico lavoro era quello di andare con il suo padrone a radunare le pecore nel prato per portarle nell’ovile.
Lei doveva cercare quelle con una striscia rossa perché gli allevatori irlandesi dipingevano le loro pecore con colori diversi per distinguerle.
A volte faceva un giretto in paese per incontrare i suoi amici.
Alla sera si addormentava davanti al caminetto acceso e lì finiva il sogno.
Zig e Zag dormivano su un bacchetto della voliera; stavano vicini vicini e con il capino nascosto sotto le ali sembravano un unico batuffolo di penne e piume.
Sognavano di vivere nel giardino di una tipica casa giapponese.
Questo giardino era pieno di fiori, strane piante, laghetti sormontati  da ponticelli e soprattutto tanti alberi di ciliegi.
Nei sogni di Zig e Zag questi erano tutti fioriti, magiche nuvole bianche con sfumature rosa…
Sul loro preferito si davano un gran da fare per costruire un nido dove, una volta pronto, Zag depositava un uovo e lo copriva con il suo corpicino covandolo con amore.
Zig  volava lì intorno cantando felice; catturava gli insetti più prelibati e li portava a Zag.
Ogni tanto la terra tremava e gli alberi ondeggiavano ma nessuno si spaventava: era il solito terremoto!
Una bella mattina di sole un buchetto appariva nell’ovetto e un capino ne uscìva fuori pigolando.
A questo punto del sogno Zig e Zag si svegliavano.
Twin faceva le sue dormite sulla sua poltrona preferita che era anche quella più contesa dagli abitanti della casa essendo la più comoda.
Ma lei se la accaparrava sempre. Anche nel sonno Twin si agitava: aveva strani tremolii in tutto il corpo e muoveva le zampette.
In effetti il suo sogno era piuttosto avventuroso.
Viveva su un leudo, vecchio barcone a vela che solcava i mari, carico di botti, alla ricerca del buon vinello bianco prodotto in certe lontane isole.
Twin era stata imbarcata dal cuoco del bastimento, un vecchio burbero che temeva i topi per la sua cambusa e la gattina doveva catturarli tutti.
Era perfetta in questo ed eseguiva il suo lavoro con efficienza e professionalità.
Si infilava tra le botti, nella stiva che, con il mare grosso, rotolavano un po’ e il suo lavoro diventava pericoloso.
Twin faceva fuori tutti i topi ma era golosa di pesci e sperava sempre, ma inutilmente, che qualcuno dell’equipaggio, a pranzo o a cena, gliene allungasse un boccone.  Niente da fare.  Allora lei, approfittando delle sbronze del cuoco, armeggiava con le arbanelle delle acciughe salate finché riusciva a romperne qualcuna e mangiarsene il contenuto.
Una notte, sempre nel sogno, si scatenava una forte mareggiata che quasi capovolgeva il leudo…
Twin era scaraventato in mare da una grossa ondata; si ritrovava in un mondo incantato: alghe, coralli e tanti tanti pesciolini. Stava per mangiarne uno quando si svegliava.

Il tempo passava per gli inquilini del sesto piano: si avviavano verso una serena vecchiaia.
Purtroppo gli animali vivono  molto meno degli umani e così i quattro della terrazza lasciarono i loro amici per andare nel loro Paradiso.
Pandora fu sepolta in cima a una verde collina da dove si vede il mare.
Zig e Zag in una pianta di gelsomino che in primavera profumava come i ciliegi dei loro sogni.
Twin in un’aiuola ricoperta di ciclamini sotto un gigantesco abete.
I tre umani rimasero soli e la loro vita non fu più la stessa. Ma questa è un’altra storia.