Ora, se al mondo esiste una donna assolutamente tenace, capace di originarsi a nuova vita a dispetto delle proprie continue disgrazie, quella donna di sicuro è Felicidad.
Così un giorno è sparita d’improvviso (come d’improvviso era giunta) dal suo vicolo, inghiottita dai vapori di  nubi pedanti, lasciando orfani i suoi clienti in attesa sul marciapiede, qualcuno di loro così esterrefatto di questa sua assenza da rimanere tutta la notte con gli occhi fissi al lampione in attesa di sentire, da un momento all’altro, quel suo ormai leggendario monito: respetáis la fila, señores, o esta noche cierro el despacho.
Tutti in fila,  ed in paziente attesa, che Felicidad per ognuno ha tempi e premure diverse, e non transige alle sue regole nemmeno per un sovrapprezzo o per un regalo speciale.
Incorruttibile Felicidad che esibisce quel suo corpo segnato dal passaggio degli anni e degli uomini, come vessillo della sua stoicità, della sua comprovata, vittoriosa resistenza alle vicissitudini della vita.
Nessuno l’ha vista allontanarsi, protetta dall’ombra di una nube pellegrina, imbarcarsi senza bagaglio e senza meta, diretta verso chissà quale altro vicolo, quale altro lampione.
Perché Felicidad è un’artista che non ama ripetersi, e  vivifica la sua arte attraverso la scelta di una vita nomade, affinata dal contatto diretto col mondo.
Artista di strada, dunque, verrebbe da sottolineare senza alcuna ironia, ma competente, se guardiamo alla lunga fila che ancora sosta in trepida attesa sotto il lampione, smarrita da quella sua defezione, nella speranza che da un momento all’altro lei s’affaccerà a quella sua bassa finestrella e con un gesto gentile inviterà il cliente di turno ad entrare.