Sono appena finite le scuole e Lara, venerdì sera è arrivata a casa tutta eccitata:
«Lunedì inizierò a lavorare come aiuto cuoca in un ristorante».
Io e Gerardo la guardammo senza fare commenti; pensai che se le avessimo chiesto di cercarsi un lavoro, probabilmente avrebbe protestato, interloquito sullo sfruttamento dei giovani ma, visto che è una sua idea…
«Ora Lara, invece di godersi le vacanze scolastiche, sarà sempre occupata, farà dei turni massacranti, sarà stanca ma non si lamenterà, e come risponderà sua sorella?» commentai e, infatti, la settimana successiva, Mara annunciò giuliva:
«Ho trovato lavoro presso una tabaccheria in centro, incomincio la settimana prossima».
Gerardo ed io ci siamo scambiati un’occhiata d’intesa, pensando:
«Ecco che arriva l’altra».
Che dire di fronte a tanta buona volontà?
Rimasti soli, Gerardo ha commentato in risposta al mio scetticismo:
«Lasciale fare, stanno crescendo, impareranno a vivere».
Giacché in casa nostra esiste un rapporto di serena democrazia, non faccio obiezioni, aspetto l’evolvere degli eventi.
Denk è tutto eccitato, sono sicura che stia prevedendo qualche cosa di divertente.
Beato lui, io invece, prevedo guai in arrivo.

Mara.
I giorni trascorrono sereni, senza intoppi, le ragazze sembrano soddisfatte ed io mi godo la temporanea tranquillità familiare.
Si avvicina l’estate e fa già caldo, ieri Mara era chiusa in bagno e si stava preparando per andare alla tabaccheria, Lara era al ristorante, Gerardo in ufficio.
«Approfitto di questo momento di calma», dissi io e decisi di sdraiarmi sul divano in salotto, spossata e accaldata, con l’intenzione di fare un riposino prima di continuare la mia giornata di lavoro.
Osservai la montagna d’indumenti da stirare e mormorai leggermente afflitta:
«Mi riposo un po’, fa troppo caldo, dopo penserò anche a voi».
Dieci minuti esatti dopo, un urlo improvviso uscì dal bagno rimbombando per tutto l’appartamento.
Mi alzai di scatto e corsi verso il bagno esclamando:
«Mara, che succede? Che cosa urli, qualche volta mi farai venire un infarto!».
Pensai rassegnata: «Cosa caspita ha combinato questa volta!».
Questo frastuono svegliò Denk che mi urlò in un orecchio, facendomi sobbalzare:
«Che succede?»
Mara uscì dal bagno con le lacrime agli occhi e le braccia sollevate:
«Mi sono bruciata con la crema depilatoria», piagnucolava venendomi incontro.
«Caspita», esplosi, «l’hai usata appena due giorni fa, dovevi aspettare, non lo sai che contiene sostanze chimiche irritanti? Che bisogno avevi di usarla di nuovo?».
«Io… credevo che… adesso… come faccio ad andare a lavorare? Mi fa male!»
La guardai rassegnata e la accompagnai in camera:
«Sei un disastro, una mina vagante innescata e pronta a esplodere in qualsiasi momento, dai, sdraiati e fammi vedere».
Le ascelle erano gonfie e arrossate da fare paura:
«Ci credo, senti dolore perché ti sei ustionata, adesso vado a prendere del ghiaccio per calmare il dolore, intanto guardo se in casa c’è qualche pomata per le bruciature».
Le misi due confezioni di ghiaccio sintetico sulle ascelle infiammate, e cercai la crema contro le ustioni nel mobiletto dei medicinali, ne spalmai una dose abbondante sulla parte arossata e mi sedetti sul bordo del letto scuotendo la testa esasperata.
Mara smise di piangere e si calmò, il dolore diminuì e la situazione sembrava sotto controllo.
«Adesso c’è un altro problema», esclamò Mara.
«Appunto, ti pareva… », intervenne il mio cervello in tono critico e petulante.
Sospirai esasperata ma paziente:
«Che cosa c’è ancora?».
«Come faccio a uscire così conciata? La crema è oleosa, mi macchierà la camicetta», piagnucolò Mara.
Riflettei qualche secondo, poi:
«Su, dai, ci penso io, adesso fisso con qualche punto due fazzoletti di papà nell’incavo manica così il problema è risolto».
Mara mi fissò scettica ma non protestò, si stava godendo i benefici della pomata e mi osservava mentre mi stavo adoperando nell’impresa.
Sistemai l’impianto protettivo improvvisato e Mara, finalmente, riuscì a uscire.
Una cosa è certa: in casa mia non ci si annoia mai!
«Addio riposino! Stare dietro a tutto e a tutti non è una passeggiata tranquilla, è piuttosto un percorso in salita, e per giunta, a ostacoli», borbottai mentre mi avviavo verso la cucina per prepararmi un caffè, domandandomi con apprensione quale sarà la prossima impresa che dovrò affrontare.