E POI…

Era finita la ‘Grande Guerra’ portandosi via tantissimi giovani ed io, durante i miei primi sessanta anni di vita avevo vissuto pienamente il mio servizio con onore e dignità. Ero stato compagno fidato in notti di tempesta per tanti piccoli gusci di legno e proprio grazie a me molte famiglie non avevano pianto morti.

Ne ero e ne sono tuttora orgoglioso.

Ma i tempi erano cambiati, tanta gente del luogo aveva preso la via del mare, sì, ma non per pescare bensì per emigrare ed i pochi pescatori rimasti, per lo più anziani, avrebbero lasciato il lavoro di lì a poco. Alcuni, poi, ritennero fosse più redditizio trovare lavoro su pescherecci meglio attrezzati presso porti più grandi come Pozzallo o Portopalo.

Ed io, quindi, oramai servivo a ben poco, visto che di barche nel mare davanti a me ce n’erano sempre di meno. La stessa lampada ‘d’Argant’ ad olio che avevo in dotazione veniva ormai sostituita da altre ad incandescenza perciò diventai presto un faro privo di interesse e poco funzionale.

Lentamente, senza più qualcuno che si prendesse cura di me, restai abbandonato e così è stato fino ad oggi.

Si spense la mia luce, diventai sempre più grigio e cadente ma, nonostante il mio aspetto, sono stato pur sempre vivo e partecipe di ciò che mi accadeva intorno, sia che si trattasse di fatti minimi come pure di quelli epocali, da libro di storia.

Era metà giugno del ‘43 quando vidi il cielo riempirsi per più giorni di aerei diretti verso Palermo o Siracusa o Messina… Erano gli aerei delle forze alleate che andavano a bombardare infrastrutture e punti strategici per preparare quello che avvenne …

Li vedevo passare col loro carico di morte, ronzare lugubri tra le nuvole, poi, alcune volte sentivo boati più o meno lontani susseguirsi prima che ripassassero in direzione opposta.

Un giorno vidi scendere dal cielo qua e là alcuni fiocchi bianchi trasportati dal vento, vite disseminate con lo scopo di distribuire morte o morire.

Erano dei paracadutisti che andavano a preparare la strada agli altri che sarebbero arrivati via mare.

Infatti, nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1943, in assenza di luna, mezzi anfibi sbarcarono sulla costa tra Licata e Siracusa per creare una testa di ponte evitando i tratti di spiaggia più aperti ove pensavano fossero state depositate delle mine antiuomo. Non ci fu grande battaglia all’ inizio ma poi…

Col sorgere del sole vidi all’ orizzonte il mare pullulare di navi di varia natura e bandiera.

Erano tutti lì pronti e sbarcarono per primi gli inglesi a Portopalo ma subito un po’ ovunque anche gli americani e gli altri alleati. Sentii rumori di guerra e di morte un po’ ovunque alle mie spalle, vidi cadaveri galleggiare o spiaggiati sugli scogli. Giovani tutti e tutti strappati alla vita in nome non so di quale perché.

Io sono un faro, ho per obiettivo salvare le vite e queste cose non le capirò mai.

Come la notte di Natale del 1996 quando non lontano di Portopalo, all’ orizzonte si consumò una delle peggiori tragedie del mare.

Ricordo: il vento recava con sé rumori di motori , grida di paura, preghiere in lingue sconosciute. Dovevano essere in molti, laggiù, perché non era certo la prima volta che sentivo urla provenire dal mare ma mai così forti, mai così tante.

Poi, quasi di colpo si fece silenzio, scese un silenzio agghiacciante ed io restai per un po’ ad ascoltare.

La voce del mare era ritornata la stessa e la luna, eterna , algida ed indifferente sorrideva dietro ciuffi di nuvole grigie.

Solo un brivido triste si percepiva nell’ aria.

Alcuni giorni dopo fu chiaro cosa fosse successo quando alcuni pescatori trovarono dei corpi, i così detti ‘tonni del Mediterraneo’ ma li rigettarono subito in mare tacendo sul loro ritrovamento. Temevano infatti il sequestro della loro barca e la conseguente perdita di mezzi di sostentamento.

Così, su 283 poveri cristi venuti da chissà dove scese il silenzio.

In altri tempi sarei stato meno sensibile a tutto ciò che mi accade intorno.

Da giovani, si sa, si vive a testa alta, guardando lontano come se le lordure e le fragilità del mondo non ci dovessero mai imbrattare e fiaccare.

Oggi, mi tengono vivo mille ricordi, tante emozioni ma sto invecchiando e lo faccio malamente, in verità.

Per fortuna c’è sempre Egisto con me e lui sembra piuttosto contento che non ci sia più della gente tra i piedi.

Questo posto è diventato sempre più solitario e per questo motivo frequentato da persone che intendono fare cose di nascosto, cose di cui si vergognavano o per le quali sarebbero punite. E poco importa a loro se c’è un fantasma in giro… la smania di denaro facile o incontenibili passioni fanno superare ogni timore.

Coppie variamente assortite arrivavano con l’ auto fin dove la strada lo consente e danno sfogo alla loro passione. C’è una tipa, poi, una tale Samantha che solitamente passeggia sulla strada laggiù e viene sempre qua a ‘lavorare’. L’ho sentita affermare una volta che lei è una vera esperta di fari, li tratta veramente bene. Chissà cosa mai avrà inteso dire… in verità, io non saprei proprio cosa chiederle.

Ogni tanto, poi, qualche barca arriva di notte alla caletta qui sotto ed alcuni uomini s’affrettavano a scaricare casse piene non so di cosa.

Poi, aiutati da altri giunti da terra, caricano tutto su dei camion e spariscono nella notte.

E che dire, poi, di quei ragazzi dagli occhi tristi e vuoti che si passano di mano in mano la morte e se la sparano in vena o la ingoiano?

Li vedo sopra a queste rocce, spiaggiati durante i loro ‘viaggi’ come relitti di una vita sprecata e gettata via, a mare.

Sono stanco .

Il mio intonaco sta cadendo sempre di più e gli infissi erosi da umidità e salsedine si sono staccati dalle loro intelaiature creando dei varchi nei quali ogni tanto qualche sconsiderato s’infila per salire a guardare il panorama dalla cima, senza tener conto dei rischi che corre dal momento che non è stata più fatta alcuna manutenzione.

Anche le nuvole ridono di me e pure i gabbiani, quei brutti fetenti, fanno a gara tra loro a chi mi centra meglio con i loro escrementi mentre scendono in picchiata e poi, dopo che m’hanno mitragliato per bene, garriscono tutti soddisfatti tra loro.

No, non mi piace più stare qui, vorrei tanto essere demolito ed andare a riposare sul fondo del mare.

Forse dei pesci gentili troverebbero riparo tra le mie pietre, potremmo fare amicizia, raccontarci storie per tutto il tempo a venire.

E so per certo che Egisto verrebbe volentieri con me, a farmi compagnia.

foto web.