André Derain esita alcuni istanti davanti alla sua tela. Avvicina il pennello intinto di un fiammeggiante carminio, l’allontana, lo posa e ne prende un altro, con cui attinge un più pacifico ocra… infine si volta verso Augustin e sbotta: «Devi sempre starmi a guardare? Mi sembra di avere un corvo appollaiato sulla spalla!»
Augustin si rialza e si raddrizza sullo sgabello. Senza accorgersene si era avvicinato troppo all’artista.
«Scusami» si giustifica, «è che gli accostamenti di colore che fai mi affascinano, e cerco di capire il tuo metodo…»
«Il mio metodo?»
«No, non il metodo» si corregge, «non so come dire: da dove prendi l’ispirazione.»
Derain si rabbonisce. Il pittore ha un animo gentile e non vorrebbe mai offendere il ragazzo, ma non riesce proprio più a sopportare la sua ossessiva presenza.
«Perdonami» dice «non volevo mandarti via, ma il fatto è che il fauvismo vuole rappresentare emozioni e sensazioni, piuttosto che la realtà oggettiva, e per farlo mi serve concentrazione…»
«Hai ragione, scusami. Mi allontano. In quell’angolo va bene?»
A Derain cadono le braccia: il suo giovane amico non riesce proprio a capire che ha bisogno di rimanere solo. Ma come fare a spiegarglielo, quando è tale la sua passione per la pittura da commuovere? Inoltre si vede molto bene che l’entusiasmo di Augustin è genuino, e anche lui vorrebbe essere un fauve… ma seguire quello stile è una vocazione, non una tecnica, a meno di non voler essere solo un imitatore.

Augustin si è nascosto nell’angolo che aveva indicato. Sembra triste e silenzioso. André torna a voltarsi verso il suo quadro, lo studia, prende il pennello… e lo posa. Niente da fare. L’altro aspetta paziente che riprenda il suo lavoro. Ma possibile che nessuno abbia bisogno delle sue cure?
«Il fauvismo è un movimento spontaneo» cerca di spiegare, «io, Matisse, Georges Braque, Maurice… ognuno di noi cerca di seguire la sua strada originale.»
«Certo» risponde Augustin dal suo angolo scuro, «altrimenti non potreste chiamarvi fauves, selvaggi.»
«Appunto» fa per dire Derain, ma improvvisamente un’idea gli balena nella mente: che abbia trovato finalmente la soluzione ai suoi problemi?
«Il fatto è» dice, «che tu non puoi avere un quadro completo del movimento continuando a seguire solo me: avresti una visione parziale, distorta.»
«Dici?»
«Certo!»
Augustin si porta un dito alla bocca per rosicchiarsi un’unghia, ma è sporco di colore e il gusto amaro gli fa fare una smorfia.
«Potresti presentarmi a uno di loro?»
Derain è quasi preso in contropiede, non aspettandosi un successo così rapido, ma si riprende subito: «Dunque» dice, riflettendo, «Henri sarebbe il migliore, ma credo che adesso sia a Collioure…»
«Collioure?»
«Un paesino in Occitania, sul mare. Bisogna aspettare che rientri…»
«Ah, peccato!»
«Ma qui a Montparnasse c’è Maurice, che è altrettanto bravo.»
«Chi? Maurice Utrillo?»
«No, no: Maurice de Vlamink, lo conosci?»
Augustin rimane un istante in silenzio, segno che non lo conosce ma non vuole darlo a vedere.
«Mi pare di averlo sentito» disce poi, «mi ci puoi accompagnare uno di questi giorni?»
Derain prende la palla al balzo: «No, ti ci porto subito!» dice. Poi, accorgendosi di essere stato troppo rapido nella sua risposta, aggiunge: «Sai, Maurice è sempre da qualche parte a cercare ispirazione. Non sta mai fermo, è il più radicale del nostro gruppo. Se non lo becchiamo in giro è capace di stare in campagna per delle settimane!»
Si è già tolto il camice da pittore, che una volta doveva essere stato candido e ora è grigio e macchiato di colore, e si è gettato sulle spalle il mantello pesante. Fuori piove e fa freddo.
«Ma dici che con questo tempo de Vlaminck sarà in giro a dipingere’»
«Come? No, certo che no: sarà in qualche locale a bere, ma intanto potrai conoscerlo e metterti d’accordo con lui. Magari ti farà un ritratto come ha fatto a me.»
Augustin sembra rapito: «Un ritratto? A me?»
«Be’, non è che il mio ritratto sia molto somigliante: capirai, è un fauve, e quindi… Ma è un modo come un altro per passare all storia, no? Dopo il Salon d’Automne del 1905 ha cominciato ad avere successo.»
Non è vero: il Salon d’Automn ha fatto più che altro scalpore, ma anche attirato critiche feroci. Se Augustin ci avesse un attimo ragionato avrebbe dovuto chiedersi perché André Derain ha tante difficoltà a vendere le sue opere e Maurice de Vlaminck non l’abbia mai sentito nominare, ma il ragazzo è agli entusiasmi e si affretta a seguire il suo amico.
«Dove andiamo?» chiede.
«Allons chercher Maurice dans tous les bistrots de Montparnasse, quoi d’autre ?»
E si precipita per le scale, rischiando di travolgere un allucinato Soutine che sta salendo mezzo ubriaco.