Capitolo quattordicesimo

La casa era vuota, silenziosa, dopo diciassette anni di matrimonio, dopo aver condiviso ogni cosa, dopo aver vissuto come la metà di Giuseppe, Caterina si ritrovò sola.
Il primo impulso fu di fuggire, Marisa e Tullio l’avrebbero accolta volentieri a Firenze e lei sarebbe stata bene con loro ma si disse: la mia vita è qui e non voglio sprecarne neanche un minuto.
Ricominciò a lavorare andando a casa dei pazienti, per cui inevitabilmente , entrando nell’intimità delle famiglie, si creò nuove amicizie.
Lavorò anche con gli adulti: non era così male come aveva pensato, spesso conosceva persone interessanti.
Gli amici non la lasciavano mai sola, ma lo facevano con affetto, gioia di stare insieme.
Caterina aveva sempre evitato i tipi che la trattavano con compassione, quelli che si crogiolavano nei propri guai e in quelli degli altri.
Accettava chi la aiutava ma con rispetto e senza falsi pietismi.
Cominciò a fare una serie di viaggi, ritornando quando poteva, nei luoghi dove era stata con Giuseppe: non voleva che restassero legati al suo ricordo.
Con i suoi fratelli fece una breve vacanza sulla costa azzurra; si ritrovarono come quando erano bambini: gli scherzi, le battute, l’ affetto.
L’amica Maria, originaria di Ischia, la portò nella sua bellissima isola, dove fu circondata dal calore della sua famiglia.
La invitavano in montagna, al mare, non c’era tempo per pensare al passato.
I vicini di casa, Tiziana e Dodo, confinanti di terrazza, con i quali non si erano molto frequentati quando c’era Giuseppe, si rivelarono due persone meravigliose.
La “adottarono” intervenendo in ogni momento critico, le fecero conoscere i loro amici che erano più giovani di Caterina e ciò significò nuovi stimoli, nuovi ambienti, nuove abitudini.
Spesso davano feste sul terrazzo, Dodo era un ottimo cuoco, la musica non quella a cui era abituata Caterina, i discorsi diversi ma lei si lasciava andare e si divertiva.
Tiziana e Dodo amavano gli animali, avevano un cane stupendo, Pandora, e Caterina si ritrovò con due usignoli e un nuovo personaggio che entrò di soppiatto nella sua vita e divenne uno dei suoi più grandi affetti: Twin.

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Quegli americani erano veramente interessanti: si entusiasmavano di tutto come bambini, orgogliosi della loro terra ma non presuntuosi come i francesi, loro che come nazione avevano una storia recentissima erano affascinati da tutto ciò che aveva più di cento anni e quindi l’intera Parigi.
Però non sapevano rinunciare a ciò che ricordava loro gli USA; andarono infatti ad abitare nel grattacielo di Montparnasse che era appena stato terminato.
Jean Jacques cercava di educarli al buon vino e al buon cibo, facendoli rinunciare agli Hot-Dogs, al Ketch-up e alla Coca Cola.
Solo Louis che era originario di New Orleans, cresciuto nel quartiere francese, aveva imparato la lingua dei dominatori della Louisiana e l’apprezzamento della cucina francese.
Barry, che suonava la batteria, era di origine irlandese; si era trasferito a New York per la sua passione per il Jazz, ma non aveva cambiato il suo carattere allegro e rissoso.
Joe, il pianista, era il più simpatico, eccessivo in tutto come lo sono certi neri: nel peso (ricordava Fat’s Waller), nell’abbigliamento (portava abiti di colori assurdi e anelli vistosi).
Aveva una risata contagiosa e spesso coinvolgeva Wendy facendola cantare e accompagnandola al piano
Lei però era rimasta colpita soprattutto da Nelson. Era un afroamericano bellissimo, elegante nel muoversi, un sorriso smagliante ed uno sguardo penetrante.
Quando suonava un Blues sapeva trasmettere uno struggimento che ti toglieva il fiato, subito dopo ti trascinava in ritmi sfrenati che il cuore andava a mille.
Wendy si innamorò di lui: si vedevano spesso, Nelson le raccontava del suo imito, Bix Beiderbecke, che trombettista come lui aveva avuto una vita travagliata ed era morto giovanissimo, le parlava di New York con entusiasmo, dei suoi genitori che abitavano nel Queens, il quartiere dove era nato.
Lei raccontava la sua vita a Sestri, la bellezza dell’Italia, del suo mare, delle sue città d’arte.
Gli confessò che, nonostante l’amore per il suo paese, non avrebbe potuto tornare laggiù.
continua….