L’AMOREVOLE ISTINTO DEL POSSESSO

 

Ho un’enorme tristezza nell’anima.

Da fuori non si vede, bisogna avere i miei occhi per accorgersene.

Oppure bussare al mio cuore e chiedere permesso, ma, in quel caso, se ti lasciasse entrare, la tristezza sparirebbe e quindi non si vedrebbe comunque.

È che senza amore non riesco ad essere soddisfatta di nulla.

Devo poter condividere le cose che mi capitano con una persona che amo, non semplicemente con amiche o conoscenti.

Non confondiamoci, anche quello è piacevole, ma, poi ti resta un vuoto, come una sete non pienamente dissetata. Non muori per mancanza di acqua, ma, senti che te ne servirebbe ancora un bicchiere… e non c’è.

Dicono tutti “ascolta il tuo cuore”, ma, appena tu cominci a seguirlo veramente tutti intorno si spaventano, ti criticano, ti frenano e ti trattengono.

E allora ascoltarlo e seguirlo diventa difficile a meno che non si abbia un cavallo alato, un drago gentile e la forza dei tre oceani conosciuti dentro di sé (a volte, rare per la verità, basta solo l’oceano Pacifico).

Non lo fanno per cattiveria, ma per codardia, oppure per non ammettere la loro incolpevole pochezza, è che il coraggio altrui mette in luce il loro squallido fallimento.

Assorta tra questi pensieri, Monica, seduta sull’autobus che la portava al lavoro, guardava fuori dal finestrino. Sentì qualcuno sedersi nel posto accanto al suo e istintivamente si voltò.

Non capita spesso, ma, ci sono momenti in cui guardi una persona, incroci il suo sguardo ed il tempo si ferma, non è facile spiegarlo, è come se gli occhi di tutti e due restassero negli occhi dell’altro anche dopo aver distolto lo sguardo.

“Ciao sono Gianluca”

La voce e la mano tesa rimisero in moto gli orologi della terra.

“Monica” rispose stringendo la mano.

Così era iniziato tutto.

È strano come le cose accadano all’improvviso. E accadono semplicemente, indipendentemente dalla nostra volontà.

Le cerchi, ti impegni, ti rassegni, ci ritorni, ti entusiasmi, ti sconforti, ti riprendi, ti ci dedichi, sbagli, ti sforzi, risulti mancante, te ne occupi, naufraghi, ti obblighi, ti dai da fare, ti svincoli, ti superi, ci azzecchi, colpisci.

E mentre fai tutto questo ti accadono una miriade di altre cose completamente diverse dal tuo obbiettivo, ma che servono a far sì che, proprio quando meno te lo aspetti, mentre vernici la parete di casa, o mangi un panino, o fai la doccia… quella cosa accade, si risolve, si avvera.

Adesso, nella camera di un motel, abbracciati, nudi sotto le lenzuola, dopo che il sesso aveva avuto il dominio totale della situazione, l’amore la faceva da padrona.

“Diamoci dei nomi nuovi” disse Monica

“Perché”?

“Così sono solo nostri, io per te e tu per me”

“Potrebbero già essere questi” rispose Gianluca ridendo.

“Cioè”?

“Io mi chiamo Ioperte e tu ti chiami Tuperme”

Monica scoppiò a ridere con la bocca affondata nella guancia di Gianluca.

“Non che non siano belli eh?” rispose, “ma tu che nome avresti voluto? Anzi no, facciamo come gli indiani che si danno un nome in base ad un sogno o ad una loro virtù”.

“Beh… il mio nome indiano sarebbe … indiani pellerossa intendi… non abitanti dell’India vero”?

“Uff, sempre il solito precisino… sì, pellirossa, nativi Americani”.

“Uhm… allora io mi chiamerei … Cavaliere D’Altri Tempi”.

“Ah… Bello … mi piace. Però chiamarti Cavaliere… sembra quello del lavoro…per me sarai Daltritempi”.

“Ora tocca a te”.

“A me è sempre piaciuto il nome Luna…direi Luna Splendente”

“Uhhh… siamo sul romantico eh? Io avrei preferito un riferimento a queste due belle tette che hai… o al tuo sedere… ma ok, Luna mi piace ha comunque un qualcosa di sexy, di seducente… come sei tu”.

“Bello trovarsi in questo motel ogni anno come la prima volta che ci siamo conosciuti ricordi”?

“Già, l’amore ha strani percorsi, imprevedibili traiettorie, chissà quanti fili d’erba si sono piegati al nostro passaggio, quante raffiche di vento, lavori in corso, telefonate di amici, bottiglie di vino, semafori verdi o rossi ci hanno fatto cambiare direzione e fermare e ripartire per essere quel giorno, a quell’ora con un posto libero sull’autobus proprio di fianco a te”.

“Che fortuna…”

“Si parla di anime affini e di solito non importa quanto tempo serva, prima o poi si incontrano, si riconoscono”.

“Io mi sento di appartenere a te, non so spiegarlo ma è così”.

“Già, ti capisco, è così che deve essere, ma non lo è sempre”.

“Spiegati”.

“Eh… se fosse facile… la cosa corretta dovrebbe essere quella che hai detto tu, uno si sente di appartenere all’altro senza sentirsi obbligato, ma l’amore è così potente che annienta la ragione, ti fa commettere cose che mai avresti pensato di fare, c’è chi uccide per amore, chi tradisce i figli o le persone più care”.

Gianluca allentò leggermente l’abbraccio e si distanziò dal viso di Monica per guardarla bene negli occhi.

“Io per esempio ti voglio mia, non potrei pensarti tra le braccia di nessun altro senza soffrire in un modo che non riesco nemmeno ad immaginare”.

“Nelle braccia di un altro intendi se facessi sesso con un altro? Se mi innamorassi di un altro ma non ci andassi a letto sarebbe meglio per te”?

“Istintivamente mi viene di dirti di sì, nel senso … se sei innamorata di me e di un altro e comunque scegli me potrei accettarlo, ma secondo te, si può essere innamorati di due persone”?

“Secondo me sì”

“Con la stessa intensità”?

“Intensità non è la parola corretta, l’amore è sempre intenso, ma esistono sicuramente uomini straordinari, rari rispetto a quelli ordinari, l’ideale sarebbe incontrarne più di uno ma in tempi diversi, sempre da single, ma se dovessi incontrali nello stesso periodo, nello stesso tempo”?

“Vale anche per me, se dovessi incontrare adesso un’altra donna, speciale ai miei occhi come te…”

“Cosa faresti”?

“Difficile dirlo, credo che qualsiasi risposta sia valida a questa domanda, dovresti trovarti nella situazione e comunque a seconda del periodo, del tuo stato d’animo in quel momento, il tuo comportamento non sarebbe sempre lo stesso”.

“Vero, com’è complicato l’amore”.

“Uhm… semplicemente complicato, voglio dire l’amore è semplice, basterebbe lasciarsi andare, sono le nostre bassezze morali che lo complicano, ma sono umane, credo siano istinto, credo che il voler possedere solo per sé una persona sia legata all’istinto, mentre il voler appartenere all’altro sia legato all’amore. Amore e istinto, amore è istinto …anche”.

“Potremmo dire che l’amore è possedere qualcuno che vuole appartenerti”.

“Bello, bravo”.

All’improvviso lo squillo di un telefono.

Driinnnnn, driiiinnnnnnn, driiiiiinnnnnnnnn.

“Scusa il telefono, fammi vedere chi è”

Monica allungò la mano sul comodino di fianco al letto e in quel momento aprì gli occhi.

La sveglia suonava sul pavimento della sua camera da letto, ci mise un po’ a rendersi conto che era uscita da un sogno. Si stropicciò gli occhi e sospirò un nooooooooo malinconico e lungo come il fischio di un treno a vapore. Spense la sveglia, si alzò e si preparò per uscire e recarsi al lavoro.

 

 

 

La giornata era limpida con un clima primaverile ideale, l’aria frizzantina ma pulita e piacevole.

Guardò con occhi diversi l’autobus che la accolse come al solito inghiottendola nel suo stomaco assieme alla variegata fauna mattutina fagocitata come un’ abbondante colazione nelle fermate precedenti.

Scorse un posto libero e si sedette, di fianco a lei un uomo la guardò negli occhi.

“Ciao, sono Gianluca” le disse tendendole la mano.