Toc – Toc”

“Toc – Toc”

Chi bussava con insistenza alla porta non accennava a smettere. L’eco dei tonfi sul legno risuonava tra le pareti sbiadite. L’uomo in cucina sorrise soddisfatto, giusto in tempo pensò. Finì il suo caffè in tutta calma e andò ad aprire con passo goffo e stanco.

«Carissimo ispettore Le Blanc, buongiorno. Aspettavo con ansia una sua visita.»

L’uomo mostrò all’ospite il suo più ampio sorriso poi si fece da parte e lo lasciò entrare nell’appartamento.

Quest’ultimo si guardò attorno con aria spaesata, non era così sicuro di trovare davvero qualcuno al numero 12 di via dei Cigni a Torino. L’alloggio era piccolo e angusto e si notava l’assenza di una mano femminile in quelle stanze disanimate. Finalmente il poliziotto era riuscito a rintracciare l’abitazione dell’anziano signore che due giorni prima era inspiegabilmente penetrato nel suo ufficio. Nessuno lo aveva notato, era entrato e uscito dall’edificio senza che decine di agenti lo scorgessero. François Le Blanc a stento riusciva a credere che quell’anziano scosso dai reumatismi potesse essere l’artefice di quel che custodiva nella tasca interna del giubbotto. Il proprietario di casa scortò l’ospite nei meandri del piccolo appartamento fin dentro uno stretto cucinino. L’occhio clinico dell’ispettore scivolò sul quotidiano aperto al centro del tavolo. Sulla prima pagina del giornale campeggiava l’articolo che lo aveva spinto fino a quell’anonimo palazzo del capoluogo piemontese. Il titolo era scritto a caratteri cubitali e riportava una notizia di tre giorni prima.

TORINO MESSA A FERRO E FUOCO NELLA NOTTE

Muore durante un inseguimento l’uomo in tweed, il falsario più ricercato d’Italia

Per anni ci siamo interrogati su chi fosse veramente l’uomo in tweed, che viso avesse, se fosse un uomo o addirittura una donna. Per più di un decennio le sue sembianze sono rimaste avvolte dall’oscurità. Oggi possiamo annunciare con orgoglio che ogni segreto è stato svelato: Alessandro Bianco è il suo nome ed è finalmente stato fermato. Il blitz della Polizia è avvenuto nelle prime ore del mattino a Torino. Dopo un lungo inseguimento e un feroce scontro a fuoco consumatosi tra le vie del centro città, hanno perso la vita Alessandro Bianco, fondatore e capo della banda del tweed, e i suoi tre complici. I fratelli Claudio e Davide Scalzi, conosciuti nell’ambiente con i soprannomi di Ucio e Febo, e Camilla Zorzi erano tutti incensurati. La banda era specializzata in falsificazione di mobili antichi e opere d’arte. Ma il quartetto non si ferma a questo, negli anni compie una lunga serie di violenze e rapine spargendo il terrore nelle colline del nord ovest d’Italia. Il merito dell’ottimo risultato ottenuto è da attribuirsi all’ispettore capo François Le Blanc e alla sua squadra, alle calcagna della banda da quasi un ventennio. I malviventi erano sempre riusciti a fuggire alla giustizia, ma questa mattina Torino può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Nei prossimi giorni il Capo della Polizia Arturo Vanni premierà con un encomio solenne l’Ispettore per l’ottimo contributo offerto all’intera nazione. È proprio il caso di dirlo: la Giustizia ha fatto il suo corso.

«Se lei è qui, mio buon ispettore, presumo che abbia ricevuto il mio messaggio.»

Il padrone di casa invitò il poliziotto a sedersi. L’altro non si scompose ma estrasse dalla giacca un foglietto ripiegato in quattro abbandonandolo sul tavolo con disprezzo. L’anziano osservò il lembo di carta ma decise di ignorarlo.

«Gradisce un caffè o una tazza di the?»

«Gradirhei saphere perhchè sono qui» rispose Le Blanc con la sua tipica inflessione francese, ultime vestigia di una lontana giovinezza a Lione. Erano ormai più di vent’anni che viveva nel capoluogo piemontese, tutti spesi nel tentativo di rintracciare e acciuffare l’uomo in tweed. L’accento che aveva messo in valigia per seguire Paola in Italia non lo aveva abbandonato e non aveva mai fatto nulla per liberarsene.

«È tutto scritto lì.»

«Non mi prhenda in girho Rhocco Pdhrelli, non lo merhito.»

L’uomo fu piacevolmente sorpreso dal fatto che il poliziotto ricordasse il suo nome. Raccolse il foglietto e lesse con attenzione le poche righe in esso contenute.

Caro ispettore, sono certo che lei sia un uomo rispettoso, onesto e un degno difensore della legge. Proprio per questo motivo mi sento in dovere di farle notare quanto ciò che è avvenuto ieri tra le strade della sua città sia ingiusto e deplorevole per l’intera comunità. Avete perseguitato per amni un uomo innocente, mosso dalle più oneste intenzioni.

Se volete conoscere la verità sull’Uomo in tweed, vi aspetto in via dei cigni 12.  

Vostro, come sempre

A.B

 

 

«Quindi non ha mai creduto che io fossi il vero Alessandro Bianco?»

«No, mio carho Rhocco, e mi dispiace che lei nutrha così poca stima nell’intelligionza della polizia. Non le nego perhò che le sue riflessioni abbiano molti spunti d’interhesse.»

«Noto con piacere che ricorda bene il mio nome.»

Le Blanc a quel punto si rilassò e si sedette. Ammise di conoscere bene lui come tutta la loro banda. Quei cinque furfanti si conoscevano fin da bambini, cresciuti insieme in un borgo isolato dal mondo. Rocco era l’unico ad essersi salvato, in realtà era anche il solo ad essere sempre scampato dai radar della polizia. Per la leggere Pedrelli era il tuttofare di Alessandro Bianco, e allora che cosa aveva di così importante da dire?

«Che cosa la rhende tanto sicurho che non l’arrhesterhò?»

«Lei conosce la differenza tra il bene e il male?» domandò invece l’altro ignorando la provocazione. Le Blanc tacque sorpreso, dove voleva andare a parare?

«La soggettività. In realtà sono due concetti che non esistono in natura, ma che ha coniato l’essere umano nella necessità di vivere in una società civilizzata. Certezze di giustizia che sono radicate nella nostra cultura, ad esempio, dall’altra parte del mondo non sono accettate. Per non parlare del passato…prendiamo come esempio il signor Bianco: secondo la legge e l’opinione pubblica è stato un delinquente, il falsario forse migliore di tutti i tempi, un artista se vogliamo, ma viveva al di là delle regole. Rappresentava il male per chi non sapeva comprenderlo. Io ho vissuto e lavorato a stretto contatto con lui per buona parte della mia vita e la sua presenza qui questa mattina è motivata dalla necessità di provarle il contrario. Alessandro Bianco era un talento, un uomo d’altri tempi che tanto bene aveva fatto a chi aveva l’onore di annoverarlo tra gli amici.»

Le Blanc era incredulo, cercò di dominare la rabbia che percepiva crescere a dismisura dentro di sé. Forse quel pazzo voleva solamente prenderlo in giro, ma ciò che asseriva era aberrante.

«Mon dieu! Ma si rhende conto di quel che dice? Bianco erha a capo di una rhozza banda di malviventi, ha derhubato centinaia di perhsone. Vous êtes fou!»

Pedrelli, che si aspettava una risposta simile, aggiunse: «questo è chiaro. Ma è così sicuro che lui agisse nel male nel fare ciò che ha fatto?»

«Donc, mi faccia capirhe bene» osservò Le Blanc alzandosi dalla sedia e iniziando a camminare su e giù per la stanza. Le parole di quello strano individuo lo avevano alquanto irritato; aveva compiuto un gesto eroico e quello aveva il coraggio di accusarlo del contrario. Era inammissibile.

«Lei mi sta dicendo di esserhe stato per vent’anni al serhvizio del noto falsarhio Alessandrho Bianco. E non solo era a conoscenza dei suoi trhaffici ma ne erha addirhittura coinvolto. E ora vorrhebbe convincermi che avesse un animo gentile e altrhuista? »

«Assolutamente sì.»

«Allorha le rhipeto la domonda: perhchè non dovrhei arrhestarla?»

«Oh no, non lo farà. E anche se dovessi sbagliarmi, sono un vecchio ormai solo. Cosa dovrei farmene di queste ultime gocce di vita se non dissetare la verità che tanto mi sta a cuore?»

«Allorha mi convinca» lo incalzò l’altro del tutto scettico.

«Bè, le posso assicurare che una volta terminato il mio racconto avrà cambiato idea sul suo nemico, sull’uomo che ha inseguito per tutta la sua carriera. Io non ho paura di quella che voi chiamate giustizia, ciò che temo è l’eternità. Vede, non è tanto la morte la punizione peggiore per i quattro uomini assassinati poche ore fa, quanto l’idea che la mano che ha compiuto il gesto li ritenga dei demoni. La sua mano, ispettore.»

Le Blanc era allibito, non sapeva come replicare. Ma non poteva dire di non essere stuzzicato dalle parole di Pedrelli. In fondo che cosa aveva da perdere? Se le rivelazioni di quel brigante non fossero state interessanti, lo avrebbe arrestato mettendo completamente fine all’ascesa dell’Uomo in tweed. Rocco inaspettatamente si diresse verso l’entrata, prese un soprabito dall’appendiabiti e indossandolo propose: «le va di fare due passi? È così una bella giornata oggi che chiuderci in questo angusto appartamento mi sembra sprecato.»

«D’accorhdo, la seguo.»

«Molto bene, molto bene.»

Il parco del Valentino era tranquillo e ventilato a quell’ora del mattino. Il sole era alto nel cielo cobalto di Torino. Rocco si sedette con qualche sforzo su di una panchina all’ombra di un platano. Le Blanc lo imitò incuriosito. Intorno a loro un tappeto d’erba verde smeraldo sconfinava indisturbato in ogni direzione. A pochi metri di distanza, e proprio di fronte ai due uomini seduti, il fiume Po scorreva placido e indifferente ai ricordi intrisi di malinconia di Rocco Pedrelli. Una giovane donna passò loro accanto correndo con le cuffiette alle orecchie mentre l’ispettore si accendeva una Camel e si accarezzava la lunga barba bianca.

«C’è un motivo perché ha scelto di condurmi in questo posto?»

«Certamente, ma non è questo il momento di spiegarlo. Abbia pazienza, un giorno le sarà tutto chiaro.»

«Sono stanco di tutto questo procrastinare. Mia dia un buon motivo per continuare ad ascoltarla.»

«Avrà di certo sentito parlare del Richiamo degli angeli» replicò Rocco osservando una coppia passeggiare sull’erba di fronte a loro. Il gorgoglio dell’acqua e il canto dei passeri facevano da platea alle rauche parole dell’uomo.

«La collana che si rhegala alle donne in grhavidanza? Dicono che le melodie che sprhigiona vengano sentite dagli angeli custodi e che il suono li rhichiami per prhoteggere il feto durhante la gestazione.»

«Esatto, bravo ispettore. Questa storia è forse l’emblema di ciò che lei deve sapere su Bianco e i suoi amici. Purtroppo, non potrà ricordare gli avvenimenti che le sto per narrare perché non avvennero a Perlena, bensì tra i monti del Trentino. Oltretutto, non ci fu il minimo intervento da parte dei suoi colleghi altoatesini.»

«A no? E come mai?» Le parole del cuoco avevano rapito il poliziotto.

«Semplicemente perché non ci fu nessun furto, questa è la storia di un ritrovamento… anzi, ora che mi viene in mente furono due. Il secondo… fu Laika.»

Le Blanc sbarrò gli occhi, non ci stava capendo nulla.

«Che cosa sarhebbe Laika? Un’arhma? Un gioiello prhezioso?»

Rocco scoppiò in una fragorosa risata che gli provocò alcuni violenti colpi di tosse.

«No, no, no. È fuori strada» rispose dopo qualche istante tra le lacrime. E iniziò a raccontare