Tutto era deciso e pronto: fatta l’iscrizione a Biologia, affittata una camera con Giulia in un appartamento a quattro, reperite informazioni circa le linee degli autobus e le dislocazioni dei vari supermercati, acquistata la giuda della città.

Ora però, prima del grande salto verso quella nuova vita, c’era da portare a termine la spedizione ‘Pulisci e Disinfetta’ con protagoniste principali le due mamme attrezzare di secchi, scope, spazzoloni, strofinacci, prodotti per la pulizia d’ogni tipo dallo sporco A allo sporco Z.

Seguivano i due sedicenti idraulici/elettricisti/imbianchini, cioè i padri, con tanto di cassettiera degli attrezzi, trapani, cavi di fili elettrici, scaletta, colle…

La truppa, come concordato tra le due famiglie, partì di buonora in direzione Bologna al grido di ‘morte al batterio ed al fungo!’

Fu un’epica, durissima lotta contro ruggine, sporco nascosto, polvere ecc, ecc ma alla fine il bagno e la cucina splendevano e profumavano come probabilmente non avevano fatto più da decenni. Anche la camera era linda e sistemata, pronta ad accogliere il vestiario e la biancheria ma occorreva ancora spostare un armadio per posizionarlo alla parete opposta. Questa era anche l’occasione per poterlo pulire dietro da polvere e ragnatele e, essendo piuttosto antico e pesante, si dovettero impegnare in tre per spingerlo e tirarlo.

Nel far ciò, notarono una scritta vergata a penna sul retro dell’armadio.

Era un po’ sbiadita ma vi si leggeva:

“ Benvenuto a te ! Non so chi tu sia ma sappi che qui sono vissuti Marco Righi e Tarcisio Gualducci per 5 anni compagni di corso. Al termine degli studi, domani 23/12/1974, torneremo ognuno alla sua casa lasciando qui amici, risate, fatica…e parte della nostra gioventù. Auguri a te per la tua vita”.

Restarono in silenzio immobili come se una presenza impalpabile si fosse ora lì materializzata.

Ciò che per Giulia era una nuova entusiasmante vita, un inizio, presentava inaspettatamente il suo volto effimero e provvisorio. Chi lo sa per quali strade se n’erano andati Marco e Tarcisio, cosa n’era stato di loro…ma nell’aria era rimasta qualcosa di loro , qualche eco delle loro risate, chissà.

E Caterina capì che la sua gioventù era un irripetibile dono da godere ed assaporare con responsabilità e consapevolezza fino in fondo, istante per istante.

Immagine reperita nel web e riferita all’UNIBO